abbronzatura

Tempo d’estate, tempo di esposizione solare e abbronzatura. In queste settimane e per tutta la bella stagione fioccano i consigli su come prendere l’abbronzatura. Fa bene? Fa male? Che rischi si corrono senza adeguate protezioni? Il sole è fonte di vita, lo sappiamo fin da quando camminiamo su questo pianeta. Anche prima che la medicina ufficiale lo scoprisse, prendere il Sole era considerata una cura contro i malanni e contro le debolezze filologiche dell’organismo. Il motivo dipende – oggi dalla sappiamo – dalla produzione di vitamina D dovuta all’irraggiamento solare, che però in inverno viene meno. Prendere sole in modo consapevole fa quindi bene, ma l’esposizione costante, notata in persone che per motivi di lavoro stanno sempre esposte alla luce, fa male: invecchia la pelle e può portare alla generazione di tumori come il melanoma.

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imparare una lingua

Chi non ha mai coltivato il sogno di imparare una lingua in poco tempo, come succede al protagonista (malato) di Phenomenom o (drogato) di Limitless? Al mondo pare esistano persone in grado di imparare a parlare, scrivere e padroneggiare una lingua in pochissimo tempo. Alcuni di questi rientrano nella categoria dei savant (saggi) persone dotate di un’intelligenza selettiva particolare dedicata a una specifica area, spesso affetti da sindrome autistiche. Il caso di Rain Man, il celebre film con Tom Cruise e Dustin Hoffman lo ricorda bene. Il sogno però di imparare una lingua da autodidatta, facendo delle lezioni in casa, seguendo un metodo basato su dei corsi audiovisivi è presente in tanti. Ricordo personalmente come la De Agostini, già negli anni ’80 distribuisse un corso per imparare l’inglese in musicassetta con dispense a cadenza mensile.

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Spesso sentiamo parlare delle sette religiose int termini poco lusinghieri. Ed effettivamente da quando si è diffuso il Cristianesimo un po’ ovunque, ma soprattutto nei territori esterni all’Europa, questo termine è tornato spesso di moda, per la nascita delle chiese di tipo evangelico protestante. I fenomeni di settarismo erano già presenti e conosciuti nell’antichità nell’ambito delle religioni precedenti al cristianesimo. Ad esempio: l’ebraismo aveva conosciuto i farisei, i Sadducei, gli Esseni, i seguaci di Qumran. Il mondo islamico ha conosciuto la setta degli Assassini, dei Drusi e degli Israeliti; gli induisti hanno visto la nascita degli Hare Krishna “gli arancioni”. L’analisi delle sette dal punto di vista dei contenuti non può comunque esaurirsi a un mero fenomeno religioso. Spesso abbiamo avuto sette nate all’interno dei movimenti politici, che si sono costituite magari in società segrete, oppure costrette dal potere egemone a dotarsi di elementi distintivi particolari. Certamente fanno parte del settarismo, in senso largo, anche quei gruppi miranti a diffondere dottrine contrarie alla scienza o a propagandare poteri taumaturgici, attribuiti a determinati fenomeni naturali, strumenti o persone.

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La pop art è un movimento artistico che si diffonde principalmente nel dopoguerra, in America e in Europa, come espressione di una nuova cultura moderna, basata su canoni espressivi differenti, che riuniscono fotografia, pittura e nuove formule espressive, unite a tecniche eterodosse basate sulla sperimentazione e il gusto per il kitsch.

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Il successo del cruciverba sembra non essere venuto meno nemmeno con l’avvento della tecnologia digitale. Diverse applicazioni oggi consentono di cimentarsi con questo gioco alfabetico, che ha una storia molto interessante alle spalle, e che per decenni è stato un punto forte delle edizioni domenicali dei vari giornali. Uno strumento di marketing e di vendita, ma anche un modo per tenere allenata la mente. Oggi una delle applicazioni più scaricate è PixWord, un mini cruciverba fotografico non proprio semplice da risolvere, perché bisogna riconoscere l’immagine, che spesso si presenta con uno o più sinonimi rispetto a ciò che rappresenta. Potremmo parlare perciò di bastardizzazione del cruciverba. Esso infatti si presenta tradizionalmente come una griglia composta di caselle quadrate, numerate, in una serie di parole orizzontali e verticali. A una stessa lettera, che si trovi all’incrocio di due parole, possono corrispondere suoni e parole differenti. Le parole in gioco si scrivono nella griglia rispondente a delle definizioni, che vengono fornite secondo la tecnica del quiz, come domande o allusioni convenzionali. Mentre in altri paesi le definizioni sono spesso indovinelli difficili, in Italia è invalso l’uso di mettere solo domande che facciano appello a un patrimonio di conoscenze nozionistico, medio, nel quale manca totalmente il carattere enigmistico della domanda. Essi sollecitano al contrario una risposta immediata, frutto di ricordi ed esperienze scolastiche, con meccanismi semplici simili al gioco dell’unisci i puntini dedicato ai bambini.

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La frase è il climax di un avvenimento storico fondante per la religione cristiana: “in verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà”. È il momento in cui Gesù, riunito con i suoi discepoli per la celebrazione della pasqua ebraica, nella tradizionale cena della vigilia, annuncia che probabilmente la sua esperienza di predicatore nel mondo sta per finire. E che – peggio – finirà tumultuosamente con la cattura e la delazione di uno dei compresenti. È l’inizio di un giallo: il colpevole è nella stessa stanza di chi lo accusa. Una situazione così drammatica che Leonardo Da Vinci ha perfettamente colto nel suo Cenacolo, ovvero l’Ultima Cena, dipinta nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano. Il dipinto coglie in pieno la drammaticità della scena. Gesù è al centro, allarga le braccia sconsolato, rassegnato, le mani aperte si offrono ai presenti. I discepoli sono costernati, impauriti, i più si domandano se non hanno commesso qualche stupido errore, se non si siano traditi con qualcuno. Il nervosismo della scena è tale che alcuni di loro si allontanano, altri si avvicinano, c’è chi si alza dal banco, chi alza le mani quasi a giustificarsi e chi ancora indica qualcosa o qualcuno, chiedendo spiegazioni. In questa scena concitata Gesù è comunque sereno, isolato, su di lui Leonardo fa convergere il fuoco della prospettiva. Intorno a lui si determinano le posizioni degli apostoli, inseriti a gruppi di tre, sempre seguendo delle linee prospettiche intuibili dalla finestra alle loro spalle, un crepuscolo appena accennato.

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35 anni fa moriva Bob Marley, il principe del reggae che conquistò il mondo con i suoi inni e il suo ritmo, facendo irruzione nella musica pop contemporanea, arrivando a influenzare diversi generi. Leggendario ambasciatore del reggae e della Giamaica, Marley è stato l’interprete della fede rastafariana, che in pochi sanno avere origine addirittura in Etiopia (legandosi in qualche modo alla storia d’Italia, quando invademmo quello stato guidato proprio dal capo di quella religione). La biografia di Bob Marley ci dice che prima di svoltare nella musica, trovare il suo percorso e la sua vocazione, ha svolto i lavori più disparati. A diciassette anni tenta la carriera musicale. L’esordio discografico risale al 1962 con il singolo Judge Not, che rivela già un tentativo di stabilire un messaggio forte. Seguiranno numerosi altri 45 giri sempre usciti per piccole case discografiche giamaicane, alla periferie della musica folk. Nonostante il successo tardi ad arrivare Bob Marley ha già in mente cosa vuole fare e intende emulare Jimmy Cliff con la musica reggae, un genere che si ispira alle musiche tradizionali africane o afro-americane, come il calypso e il blues.

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La Notte della Valpurga, fra il 30 aprile e il primo maggio in Germania (Foto: Harzer Tourismusverband)

I tedeschi sono spesso dipinti come un popolo marziale, guerriero, ordinato e disciplinato. Ma in realtà moltissime delle fiabe europee, dei racconti di fantasmi, esseri invisibili e magici arrivano dalla cultura germanica, che permea l’Europa con la sua storia millenaria. Anzi, si può dire che ancora oggi viviamo all’interno dell’egemonia della cultura di derivazione germanica, che ha preso il posto di quella classica greco-romana (decisiva per la fondazione e il consolidamento del pensiero occidentale).

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self coaching

Il self coaching è un approccio che mette insieme strategie, strumenti, percorsi per migliorare le performance dei manager e dell’azienda di cui fanno parte. Un approccio molto diffuso ed apprezzato nel mondo del business, poiché permette ai leader di focalizzare gli obiettivi e conseguirli, sfruttando al meglio le proprie potenzialità. Una strategia di formazione manageriale, che propone un cambiamento radicale con il solo scopo di migliorare le capacità de leader e focalizzare con efficacia i propri obiettivi, migliorando le prestazioni sia lavorative che personali. Questo è possibile solo cambiando il punto di vista con cui si valutano le situazioni di tutti i giorni soprattutto, ovviamente, nel campo aziendale. Il self coaching è un metodo per chi vuole vivere al massimo la propria professione e per chi vuole ottenere il meglio dalle proprie risorse. Per chi non vuole rinunciare

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