25 anni fa usciva Smells Like Teen Spirit dei Nirvana

25 anni fa MTV mandava in onda, per la prima volta, il rivoluzionario video di Smells Like Teen Spiriti, il single di maggior successo degli anni ’90. Era il 1991, un anno decisivo nella storia della musica, con dei cambiamenti che non sarebbero passati invano.

Si è molto discusso sull’importanza di questa canzone sulla scena musicale americana ed europea. Il fatto che sia così famosa dipende da almeno tre fattori: anzitutto quello qualitativo e compositivo. Si tratta di una hit che riesce a essere commerciale, riducendo all’osso i trucchi di arrangiamento che al tempo facevano una canzone commerciale. Anche se oggi la dinamica del suono loud / low (rumoroso, blando) può apparire scontata, al tempo dei Nirvana era assolutamente una novità. Ci avevano provato i Pink Floyd per esempio, ma senza alcun intento commerciale e comunque sempre in un ambito di sonorità espanse (ad esempio The Wall e The Final Cut hanno di questi momenti), al tempo dei Nirvana non era così scontato. Se ascoltiamo oggi un pezzo qualsiasi dei Green Day, pure gruppo sorto in quel periodo, notiamo come l’influenza di quella produzione rimane enorme.

La batteria di Dav Grohl è in stato di grazia e fa da controcanto alle urla disperate di Kurt Cobain, che si erge a poeta di una nuova generazione, con un testo minimalista, interiore che sembra più il frutto di un’allucinazione tossica che di una visione reale. La canzone è semplice nel suo incedere, molto punk, ridotta all’osso e ha un ritornello che obiettivamente spacca e risulta molto radiofonico.

Un altro motivo dell’enorme successo è dato dal lancio su MTV. Allora la TV americana non era quella cosa ridicola che i giovani di oggi guardano, tra reality di ginnaste sfigate e documentari sugli adolescenti. Erano ore di video in rotazione, con le novità del momento da tutto il mondo. Il singolo dei Nirvana aveva un videoclip – come si diceva allora – decisamente innovativo e semplice: vi si mostrava una band vestita normale, che suona in quella che sembra la palestra di una classica high school americana. Il messaggio era chiaro, era diretto, generazionale.

Infine basta fare un raffronto tra i gruppi che allora andavano per la maggiore ai concerti e nelle classifiche. Vedere come erano vestite le band hair metal, con i loro capelli lunghi e cotonati, gli orecchini, l’abbigliamento ricercato ed esagerato. Al contempo basta vedere un’immagine dei Nirvana: vestiti normali, con pantaloni sgualciti e camicie da montanari, gente che si vedeva ogni giorno. Quel singolo voleva dire anche tornare alle basi della musica.

Il fenomeno Nirvana all’epoca di Nevermind fu paragonabile a quello dei Beatles, l’album finì per vendere 30 milioni di copie e assicurare alla band, che aveva ancora due anni e mezzo di carriera davanti, di entrare nell’Olimpo della musica popolare.

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