35 anni fa ci lasciava Bob Marley

35 anni fa moriva Bob Marley, il principe del reggae che conquistò il mondo con i suoi inni e il suo ritmo, facendo irruzione nella musica pop contemporanea, arrivando a influenzare diversi generi. Leggendario ambasciatore del reggae e della Giamaica, Marley è stato l’interprete della fede rastafariana, che in pochi sanno avere origine addirittura in Etiopia (legandosi in qualche modo alla storia d’Italia, quando invademmo quello stato guidato proprio dal capo di quella religione). La biografia di Bob Marley ci dice che prima di svoltare nella musica, trovare il suo percorso e la sua vocazione, ha svolto i lavori più disparati. A diciassette anni tenta la carriera musicale. L’esordio discografico risale al 1962 con il singolo Judge Not, che rivela già un tentativo di stabilire un messaggio forte. Seguiranno numerosi altri 45 giri sempre usciti per piccole case discografiche giamaicane, alla periferie della musica folk. Nonostante il successo tardi ad arrivare Bob Marley ha già in mente cosa vuole fare e intende emulare Jimmy Cliff con la musica reggae, un genere che si ispira alle musiche tradizionali africane o afro-americane, come il calypso e il blues.

Dopo aver incontrato Peter Tosh e Bunny Livingston, forma il suo primo gruppo musicale chiamato Mailing Rudeboy, che dopo un cambio di formazioni viene semplificato in The Wailers. Grazie al singolo Simmer Down nel 1964 ottiene un discreto successo locale. Nei cinque anni successivi i Wailers registrano qualcosa come una trentina di dischi di musica tradizionale nera americana, ispirata al ritmo del reggae giamaicano.

Sin dal suo debutto Marley si rivela molto sensibile alle tematiche sociali, alla polemica politica relativa al suo paese e alla tragedia della povertà. Tante sue composizioni fanno esplicito riferimento ai ghetti della capitale, nei quali si ammassano almeno un quarto dei giamaicani, in condizioni di miseria spesso nascoste e mai denunciate. Nel 1968 Marley diventa sempre più politicizzato, la sua musica assume i connotati della filosofia rasta, diffondendosi anche al di fuori delle città e arrivando a contaminare le campagne giamaicane. Le sue posizioni fondono una filosofia zen con accenti hippie a un credo di tipo cristiano, battendosi però per la liberalizzazione della marijuana (fatto che lo renderà un simbolo degli anti-proibizionisti di tutto il mondo). Dopo aver fondato una piccola etichetta indipendente Bob Marley firma per la casa discografica Island, con la quale produce album più raffinati, attenti ai gusti del sempre più competitivo mercato internazionale, nel quale riesce finalmente a imporsi. Il carisma del cantante è tale che riceve le attenzioni di una star del rock come Eric Clapton, che nel 1974 registra una sua versione di I Shot The Sheriff, spianandogli la strada per il successo. L’album Exodus del 1977 lo consacra al successo, grazie al singolo “No Woman No Cry”. I concerti di Marley diventano dei veri e propri festival della libertà, e raggiungono anche il nostro paese dove fa il pienone con due leggendari spettacoli a Milano e Torino. Morì di una grave e fulminante malattia nel 1981. L’album “Legend”, la raccolta ufficiale dei migliori brani del cantante, è tra i più venduti di sempre.

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