Bibliografia e note, alcune regole nelle citazioni

Quando scrivete una tesi di laurea alla fine del volume siete chiamati a riepilogare la bibliografia utilizzata nelle note, per la stesura del libro. Il termine indica per esteso la ricerca, la descrizione e la classificazione dei libri secondo determinati criteri, che facilitino il lavoro intellettuale di chi studia, legge o scrive. Se devo redigere un saggio su un determinato argomento, per parlare dello stato dell’arte sullo stesso, dovrò per forza di cose fare riferimento a quanto è stato scritto in materia. Cercare, estrapolare, ordinare e catalogare fa parte della bibliografia. Quella che mettiamo per iscritto nelle note e alla fine del volume è di fatto solo l’ultimo tassello di un grande puzzle, volto a costituire un’ampia panoramica sull’argomento.

Tuttavia vanno fatte alcune distinzioni. Nella storia del libro sovente si incontreranno termini come “bibliografia storica”, “bibliografia testuale”, “bibliografia analitica” che indicano settori differenti, che vanno dalla tipografia alla stampa, dall’organizzazione del libro allo studio delle origini di una pubblicazione, non necessariamente quello che intendiamo quando si tratta di scrivere un libro.

L’elenco selezionato di opere normalmente si chiama bibliografia repertoriale. Essa può essere di vario tipo: generale se riguarda pubblicazioni di vario genere, oppure speciale se riguarda la pubblicazione di libri specifici su un argomento. La bibliografia dev’essere composta in modo che sia ordinabile, in un database o archivio, per autore (cognome), luogo di pubblicazione, anno e argomento.

È importante sia dal punto di vista storico, sia dal punto di vista dell’autorevolezza di ciò che si dice. Normalmente, a livello bibliografico, la nota equivale a una citazione che non dovrebbe essere spesa a caso.

Quando si cita un’opera comunque bisognerebbe:
Indicare il titolo dell’opera, l’autore, luogo e anno di pubblicazione. Nella nota bisogna far riferimento alla pagina o alla sezione cui si sta facendo riferimento. Nella sezione bibliografica in appendice, le pagine non sono necessarie, basta citare il libro avendo cura di ordinarlo per anno di pubblicazione all’interno della singola voce dedicata all’autore (se dello stesso abbiamo citato più opere).

Una difficoltà spesso sorge quando nel corso della redazione della tesi, la stessa opera venga citata più volte. In questo caso intervengono le norme bibliografiche standard che utilizzano locuzioni come cit., ivi, ibidem.

Cit. va usato per richiamare l’opera precedente, omettendo quindi città (dell’editore) e casa editrice. Il titolo dell’opera può venire abbreviato se troppo lungo, a patto che sia stato riportato per intero le prime volte.

Sempre in corsivo, se citiamo un’unica opera di un autore va bene utilizzare “op. cit.” senza virgolette naturalmente.

Idem si usa nella seconda di due note consecutive dedicate allo stesso autore, dove la seconda citazione riguarda un’opera diversa dalla precedente.

Ivi invece richiama l’opera precedente, ma la citazione cui si fa riferimento è in un’altra pagina o sezione del testo. Ivi in pratica sostituisce tutte le informazioni su autore, titolo, luogo, editore, anno e mette solo le pagine. A patto che siano due note consecutive.

Ibidem, sempre col corsivo, invece sostituisce tutto – in due note consecutive – se la citazione viene presa proprio dalla stessa pagina o sezione della precedente.

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