Come diventare uno scrittore di successo

come diventare scrittore famoso

Il mestiere dello scrittore non è facile e occorre subito chiarire un punto: in Italia a campare di scrittura sono veramente in pochi, cioè gli autori più affermati che vendono bestseller come Elena Ferrante, Fabio Volo, Niccolò Ammaniti, Andrea Camilleri, Roberto Saviano e pochi altri. Quindi non mettetevi in testa di diventare ricchi. Si può comunque diventare conosciuti e riempire il proprio ego quanto basta per farsi chiamare “scrittori”. La differenza tra scrivere per sé e per il pubblico è palese. L’Italia è un paese di esordienti, ma la differenza principale tra esordiente e autore pubblicato non è solo data dalla pubblicazione, che oggi si può fare senza problemi da soli, ricevendo persino il numero ISBN.

No, la vera differenza tra un autore di successo e uno sconosciuto, è che il primo scrive per il proprio pubblico. Sa come raccontare una storia e sa come infilare la sua visione del mondo in una storia particolare. Certo, esistono autori di genere come Camilleri che è principalmente un giallista, ma è un giallista talmente bravo che riesce comunque a dar voce ai suoi pensieri attraverso le sue storie e i personaggi. Poi ci sono autori di narrativa come la Ferrante o Ammaniti che parlano di persone spesso comuni, raccontano vicende particolari, con personaggi ricchi di sfaccettature. Il punto è che tutti questi scrittori, compreso il tanto vituperato Fabio Volo, scrivono avendo in mente il lettore. Consapevoli che questi ha bisogno di una chiave interpretativa, per leggere ciò che essi intendono dire.

Uno scrittore famoso come Nicholas Sparks, letto in tutto il mondo grazie ai suoi romanzi romantici, in cui ha veramente trovato una formula per comunicare con il vasto pubblico di lettori e lettrici (soprattutto queste), nel suo sito propone 3 suggerimenti, che sembrano adatti al fertile mercato nordamericano. Vale la pena riproporli.

  1. Trovare un agente. Tutti gli scrittori famosi ne hanno uno. Secondo Sparks l’agente è importante perché aiuta a trovare l’editore giusto, funziona da filtro e sa a chi rivolgersi. Un agente importante può scegliere un editore che abbia al suo interno un editor in grado di individuare il punto di forza del manoscritto, ma sa anche come far presentare l’opera evitando di essere respinti in partenza. Sparks ricorda di essere stato rifiutato tre volte.
  2. Ci vuole costanza e bisogna capire a che pubblico rivolgersi: trovare l’editore adatto. Basta andare nei siti delle case editrici per sfogliare il catalogo, noterete che quasi tutte le case editrici hanno delle collane speciali o spesso si dedicano esclusivamente a un genere. I motivi sono economici. L’agente in questo caso può aiutare, se conosce il settore. Ma se avete deciso di prendere un agente dopo la pubblicazione, allora la scelta va fatta in origine.
  3. Una volta che si è pubblicati, diventare scrittori di successo significa una sola cosa: promozione. Le case editrici più importanti hanno i giusti canali per promuovere un libro. Contatti con giornali e riviste, televisioni ed eventi a tema, come i festival della letteratura. Il libro deve farsi notare, deve risultare interessante fin dalla copertina. A questo ci pensano le case editrici. Mondadori, per dire, fa promozione ovunque sfruttando il suo potente richiamo mediatico. Vale lo stesso per Feltrinelli o Rizzoli. Il punto è che però tutto ciò potrebbe non bastare, l’autore deve ricevere un’ampia copertura critica, partecipando a concorsi oppure scrivere un libro talmente bello e spiazzante, che si pubblicizza da solo con il passaparola. Ergo: scrivere non basta, bisogna scrivere BENE una bella storia, con dei personaggi che non si dimenticano. Tutti i più grandi romanzi della storia non solo hanno una storia che regge (le storie si assomigliano tutte e spesso sono legate ai miti), ma soprattutto hanno personaggi indimenticabili, che forgiano la narrazione dalla prima all’ultima pagina.

Al di là di questi consigli dati da Sparks, bisogna anche capire una cosa: essere esordienti significa essere agli esordi. Cioè si manca di esperienza, furbizia, si fanno meno letture e non si capisce bene la formula del successo, che si impara in seguito. Avere la pretesa di scrivere un capolavoro al primo libro è un eccesso di presunzione che porta a non completare mai quello che si sta scrivendo. Le case editrici vendono anche delle emerite stupidaggini, purché vi vedano del potenziale. Bisogna sempre distinguere tra letteratura ed editoria. Quindi è necessario che il primo romanzo sia pubblicabile, non che sia un capolavoro. Al romanzo di successo arriverete dopo, quando avrete capito che formula serve e come correggersi.

Intanto bisogna scrivere: serve preparazione fisica, bisogna scrivere almeno 1000-2000 parole al giorno, senza ripensamenti. Farlo e basta, ripromettendosi di tornare alla seconda stesura dopo aver completato la prima, eliminando incongruenze ed errori.

Come anticipato: successo vuol dire riconoscimenti, non soldi. Preparatevi a una vita da scrittori precari. Cioè ritagliarsi del tempo tra un lavoro e l’altro. Se credete in voi stessi come autori di successo, non dovrete mai usare la scusa del poco tempo a disposizione. C’è sempre tempo di fare qualcosa, se desiderate veramente farla. Ovvero serve passione: un libro è un viaggio, e dev’essere un viaggio avventuroso, con le sue insidie e le sue gioie. Perché fermarsi al primo ostacolo? È una sconfitta che segnala la differenza tra chi ce la fa e chi arranca nella vita.

Per scrivere bene bisogna possedere immaginazione. Ma ciò che gli scrittori di successo spesso non raccontano, è che è la vita quotidiana a fornire tutti gli ingredienti per scrivere una storia di successo. Il vero segreto è prendere persone speciali e metterle in situazioni ordinarie, oppure prendere persone ordinarie e metterle in situazioni straordinarie (pensate all’umile Frodo con l’anello). Possono esserci eccezioni, ma in fondo il protagonista è un eroe, con le sue limitazioni e i suoi pregi.

Occorre lasciar fluire l’immaginazione evidenziando contrasti, creando ostacoli per il protagonista. Che storia è se è una storia ordinaria in cui non succede nulla? Il bello è che tutto ciò che succede può avvenire all’interno della mente di uno dei protagonisti, oppure possiamo narrare un cambiamento della personalità, un’evoluzione, purché appunto: ci sia un cambiamento. Il lettore deve percepire la storia, deve poter parteggiare per un personaggio, immedesimandosi. E l’immedesimazione avviene solo in un modo: calando il personaggio in azioni ed eventi, che denotano il suo carattere e il suo scopo e quindi consentono al lettore di stare al suo fianco o avversarlo.

Quindi, lasciate andare l’immaginazione, tenendo conto che la storia inizia in un punto e deve portare a un altro punto. Tra i due punti la linea non dev’essere mai retta.

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