E’ meglio scrivere un romanzo in prima o terza persona?

Quando si vuole sottoporre un manoscritto all’editore spesso ci poniamo tanti dubbi. Sarà scritto bene? La storia convince? Non è troppo grosso? Tutte domande plausibili, ma per ridurre il numero di queste nel momento fatidico, forse è meglio prendere le decisioni fondamentali all’inizio, schematizzando ogni cosa e facendo un programma minimo di svolgimento. Una delle decisioni più importanti riguarda l’adozione della persona con la quale si raccontano le vicende.

In genere i romanzi sono scritti o in terza persona o in prima, variando il tempo della narrazione, che spesso è un’alternanza tra presente e imperfetto. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di utilizzare una delle due forme.

Il romanzo in prima persona

Molti scrittori esordienti scelgono la prima persona, è un dato di fatto. Non è negativo, ma è indice di insicurezza e del fatto che – spesso – le opere prime sono molto influenzate dal vissuto interiore dell’autore, che tende a identificarsi col suo protagonista. Il romanzo di un esordiente vede spesso un alter ego camuffato. Il protagonista spesso ha l’età dell’autore e si muove in un mondo a lui familiare. Per questo scrivere in prima persona aiuta a superare molti scogli, primo fra tutti quello della trama e del punto di vista. Il vantaggio della scrittura in prima persona è dato dall’immediatezza del racconto, dal fatto che l’intreccio è senza fronzoli, che il protagonista lo è in modo assoluto, con le sue azioni e la sua psiche che spadroneggiano lungo le pagine. E’ ovvio che in simili condizioni il personaggio deve essere molto interessante e le sue azioni sufficientemente coinvolgenti. Quando non ci sono questi fattori il romanzo viene inevitabilmente respinto.

Il romanzo in terza persona

Scrivere in terza persona ha degli indubbi vantaggi, che appaiono meno visibili a un esordiente abituato a scrivere di getto, con entusiasmo, riportando ciò che conosce del suo mondo nella storia. Innanzitutto il narratore esterno può spaziare con una cinepresa, impostando gli ambienti e i personaggi esattamente come fanno i film con un cast multiplo. In secondo luogo può far interagire gli stessi tenendo all’oscuro alcuni di essi sulle trame che succedono agli altri. I meccanismi relativi al romanzo di genere come la suspense si possono applicare alla perfezione. Queste possibilità richiedono ulteriori capacità che complicano e non poco la stesura. L’intreccio dev’essere perfetto. I personaggi devono essere correttamente annunciati e presentati. Le relazioni devono essere credibili. Per fare in modo di avere un vantaggio derivante dalla commistione di prima e terza persona occorre usare con abilità il punto di vista.

Il punto di vista

Il punto di vista è esattamente il perno attraverso il quale ruota l’azione descritta dal narratore. Se il narratore è in terza persona esso non coincide col personaggio, ma l’autore può far coincidere il narratore col punto di vista del personaggio, facendo in modo che entrino in scena i suoi pensieri, le sue azioni, i suoi interessi e i suoi comportamenti. Il punto di vista di un narratore in prima persona coincide sempre con quello del personaggio voce narrante. Invece nel caso della terza persona esso può essere attribuito a più personaggi, ai personaggi principali, riuscendo a cogliere delle sfumature che una narrazione in terza persona asettica non riuscirebbe mai a cogliere.

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