Energie alternative e geopolitica

impianto eolico

Gli sconvolgimenti politici attuali ci ricordano dolorosamente come ai lutti si affianchino anche importanti questioni energetiche. La maggior parte delle riserve mondiali di petrolio si trovano in territori che un paese occidentale faticherebbe a chiamare “amici”. Anzi, l’ostilità nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi alleati è tangibile in vaste aree del Medio Oriente. Il ricordo alle energie alternative non è motivato solo dalla necessità di superare i problemi del riscaldamento globale, risolvendoli alla radice con il ricorso a energie rinnovabili e pulite. Ci sono dietro anche considerazioni politiche che non possono venir meno in un’analisi seria della situazione. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali hanno dovuto imbarcarsi in una guerra lunga quasi 10 anni al fine di consolidare la loro presenza, cercando di mettere sotto controllo le riserve di petrolio o attraverso il diretto dominio politico oppure grazie alle imprese e all’iniziativa commerciale. Non bisogna guardare con sospetto a tutto ciò e non bisogna nemmeno indicarlo come la causa scatenante dell’efferato terrorismo di queste settimane, sparso senza pietà nelle città d’Europa.

Gli Stati Uniti, fin dalla crisi petrolifera del 1974, hanno cercato di ridurre il ricorso alle loro riserve petrolifere, che si basano sui giacimenti del Texas e dell’Alaska, preferendo di gran lunga conservare rapporti di amicizia con l’Iraq all’inizio, l’Arabia Saudita il Kuwait, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti poi. Paesi come l’Italia hanno fatto lo stesso legando le loro vicende energetiche all’Egitto, l’Algeria e soprattutto la Libia per quel che riguarda il petrolio. Ma per quanto può durare questa pace commerciale? I paesi del Golfo potranno resistere all’avanzata del fondamentalismo islamico che mette a repentaglio i loro modelli economici basati su uno scambio tacito con il nemico? Certamente l’accordo sul nucleare con l’Iran può essere visto come un passo importante verso la distensione. L’Iran insieme alla Turchia è l’unica vera potenza militare della zona e bisogna tenere conto del suo peso, ma è chiaro che il ricorso a fonti rinnovabili appare sempre più realistico, decisivo e indispensabile.

Impianti fotovoltaici ed energia eolica

Finora la più promettente delle energie rinnovabili pulite è quella solare. Essa da luogo agli impianti fotovoltaici, che consentono di immagazzinare la luce del sole per produrre energia elettrica necessaria al riscaldamento domestico. È nell’edilizia esistenziale infatti che l’energia solari sta ottenendo i maggiori successi. Le famiglie che installano un impianto fotovoltaico rientrano facilmente dall’investimento nel giro di pochi anni, potendo godere anche di benefici particolari che abbassano i costi iniziali. La manutenzione costa poco e l’impianto di produzione energetica si mantiene efficiente negli anni, potendo cedere il surplus di energia al gestore, incassando persino dei soldi. L’energia solare indirettamente consente di produrre anche energia rinnovabile dal vento, attraverso l’installazione di un pianto eolico. Le dimensioni delle pale fanno si che dal punto di vista ingegneristico si parli concretamente di “parchi eolici”. Ma il vento non è costante e non batte in tutti i punti alla stessa frequenza e forza. In Italia esso è avvertito maggiormente lungo le catene montuose del Sud e in particolare nelle isole, come la Sicilia e la Sardegna. Queste forme di energia rinnovabile possono liberare i paesi occidentali dal mercato del tumultuoso vicino Oriente? E che garanzie abbiamo che la fine del petrolio non inneschi una corsa all’espansionismo del fondamentalismo, una volta che i giacimenti si esauriscono?

Per più informazioni sul fotovoltaico consigliamo di leggere questa pagina di approfondimento http://eur-lex.europa.eu/summary/chapter/energy.html?locale=it&root_default=SUM_1_CODED=18,SUM_2_CODED=1804, mentre per l’installazione di un singolo impianto, i costi e la sostenibilità, rimandiamo a http://www.efvingegneria.com/

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