Gengis Khan, una tempra da leader

Il capo dei mongoli usò la forza militare per invadere l’Asia centrale e portare il suo dominio fino alle porte dell’Europa. Costituì un vasto regno tra il 1190 e la sua morte, lasciando in eredità un comando che è stato dilapidato dai successori. Le sue qualità migliori furono la disciplina, la determinazione e la durezza. Spesso per un efficace lavoro di squadra, i leader devono essere in grado di ascoltare. genesi Khan, famoso per aver dato il via a guerre sanguinarie, non può essere affatto considerato un buon esempio di questa tipologia di leader. Egli però ogni tanto sapeva accettare un consiglio e imporre dai propri errori. Per esempio, durante la prima fase delle sue conquiste egli accettò il consiglio della sua corte, quando preservò i villaggi e gli artigiani che ci abitavano, per poterli avere al suo fianco quando sarebbe servito. In questo modo inoltre potevo imporre delle tasse sul commercio, acquisendo risorse anno dopo anno. Gengis Khan però era famoso per la sua spietatezza. La sua crudeltà, la sua ambizione erano un marchio di fabbrica, costruendo su queste basi un impero mai visto prima. Fin da giovane il suo vero bersaglio era la Cina, divisa in regni “celesti” estremamente ricchi. Una preda ambita per un popolo della steppa, nomade, costretto a spostarsi per trovare risorse. Nel 1211 lanciò la sua grande campagna contro la Cina, che nei secoli aveva eretto il famoso muro per proteggersi dalle popolazioni ai confini. Con l’assedio e la presa di Pechino non si fermò la conquista. Khan rivolse la sua attenzione versò i sultanati musulmani dell’Asia centrale. Occupò l’attuale Kazakistan, la Persia, catturando i capi e punendoli con la pena della morte (ad esempio facendo gettare l’argento fuso nelle orecchie dei suoi nemici). Gengis Khan richiedeva la fedeltà totale e si faceva ubbidire dando esempi di crudeltà, con il ferro della spada, subordinando chiunque. Ma in qualche caso è stato misericordioso, promuovendo gli ex nemici nelle file del suo esercito, in posizione di comando. Alcuni di essi, come Zugardai, divennero i suoi più fedeli sostenitori e collaboratori.

La reputazione di Gengis lo precedeva, avanzava prima del suo esercito, schiudendo porte e liberando le mura. Uno stato di terrore prendeva i nemici prima ancora del combattimento. Spesso si assisteva al disciogliendo di intere armate, prima che iniziasse una qualunque schermaglia. La sua nota intolleranza si fermava però davanti alle questioni religiose. Conquistando una terra dopo l’altra incontrava delle fedi diverse dalla propria (animista e sciamanica). In questo ambito era tollerante: lasciava che i musulmani contemplassero la loro divinità e praticassero i loro culti, lo stesso vale per i buddisti e i taoisti di volta in volta conquistati. Esempio di massima crudeltà, fu grazie alla sua sagacia che riesci a governare un popolo che al tempo rappresentava 1/5 della popolazione mondiale. Non a caso, uscito di scena lui, il vasto impero creato si è via via ridotto di grandezza ed importanza.

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