I consigli di Tolkien per diventare un bravo scrittore

La letteratura è una forma d’arte che affonda le sue radici nel mito. I primi protagonisti dei romanzi erano gli eroi e gli dei, tanto che il livello di questi personaggi implicava l’utilizzo della forma poetica, tanto nel poema eroico, quanto nel teatro. I primi veri romanzi dunque non erano delle opere di prosa, ma in poesia. Si dice che il Satyricon di Petronio, vissuto nella prima metà del primo secolo d.C., sia il primo tipo di romanzo in qualche modo moderno, che si affida alla prosa e non alla poesia. Il sogno di diventare scrittori pervade molti giovani, c’è chi lo diventa in età avanzata, come è il caso straordinario di Andrea Camilleri, chi scopre di esserlo in età adulta come il compianto Giorgio Faletti. I consigli per gli scrittori si sprecano, ma spesso a fornirli sono scrittori falliti, che hanno deciso di ripiegare sull’insegnamento perché non erano capaci di scrivere bene. Se a darli sono degli scrittori affermati invece la prospettiva cambia.

J. R. R. Tolkien è l’autore, tra gli altri, della trilogia del Signore degli Anelli, uno dei libri più letti in assoluto nella storia, pubblicato in Italia da Bompiani e riscoperto una quindicina di anni fa con la rivisitazione cinematografica di Peter Jackson. Tolkien suggerisce: “se non sai mettere i tuoi pensieri in prosa, prova con la poesia”. E’ un modo come un altro per dire che devi trovare le parole da mettere sul foglio e che devono avere un senso e una vita propria. Spesso chi scrive ha iniziato con la poesia. La “colpa” è della scuola, dell’insegnamento, che impone di studiare le poesie a discapito della narrativa. Pertanto sono in molti quelli che hanno un passato, più o meno da dimenticare, di poeti. Poesie che forse erano ingenue, giovanili, ma che avevano il pregio di essere scritte in forma spontanea. Questa spontaneità dev’essere ripresa nella narrativa. Lo scrittore inglese dice anche che bisogna mantenere la mente libera e fresca, non bisogna farsi assillare dall’impellenza del racconto, lasciar andare via la penna, o meglio la tastiera ed intervenire a cose fatte. E’ in questo modo che si trovano le migliori idee e si coltivano i personaggi attorno ai quali far ruotare la storia. La gente reale crea i grandi personaggi, aggiunge Tolkien. Ovvero, quando modelli un personaggio rendilo reale, attribuiscigli i difetti e le manie di qualche tuo amico o conoscente, ma non fare la fotocopia di un amico o del tuo fidanzato o peggio della suocera. Cerca di mettere insieme qualcosa da ciascuno, ma che sia veramente interessante. Le persone noiose non piacciono a nessuno. In questo modo creerai un personaggio effervescente, che si comporta in conseguenza del suo carattere e del suo background culturale. E’ assolutamente inutile narrare la storia di un hippie prussiano. Giusto?

Un altro buon consiglio dell’autore de Lo Hobbit è quello di essere autocritici e sottoporre alla critica quanto scrivi, accettare il giudizio negativo e partire da questo per migliorare lo scritto. Molti giovani esordienti sono morbosamente innamorati del proprio scritto. Pretendono di aver messo nero su bianco un capolavoro che polverizzerà Calvino, ma nella maggioranza dei casi tutte le opere di esordio hanno dei difetti, persino quelle di scrittori diventati dei premi Nobel. Il concetto di ispirazione è valido fino al punto in cui non porta a scrivere delle autentiche vaccate.

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