I principi della Guerra Lampo

Quando si guarda alle vittorie iniziali dei Nazisti, gli storici dell’arte militare sono soliti dire che essi vinsero per motivi tattici e persero alla fine per motivi strategici. La gran parte dei successi iniziali, travolgenti, ottenuti all’inizio con forze non preponderanti, si deve all’introduzione di nuove tecniche belliche, che gli inglesi fin dal principio hanno chiamato Guerra Lampo (cioè Blitzkrieg).

La dottrina della guerra lampo differiva dalla guerra di logoramento tipica della Prima Guerra Mondiale per un approccio differente all’utilizzo delle armate e soprattutto per la comprensione logica del risultato in termini concreti, che avrebbe condotto sul campo di battaglia, l’adozione della mobilità. Hitler infatti riteneva che il principale vantaggio delle truppe tedesche fosse nelle meccanizzazione, nella motorizzazione. L’utilizzo combinato delle truppe motorizzate e corazzate con l’aviazione da guerra doveva consentire il salto di qualità, tanto che sia in Polonia, sia in Francia, i risultati di accerchiamento furono conseguiti dalle poche unità mobili rispetto alla fanteria tradizionale.

Secondo i teorici militari la vera differenza sta nell’apriscatole: prima della seconda guerra mondiale e dell’adozione della mobilità in profondità, gli strateghi e gli alti comandi erano soliti combattere ancora alla maniera napoleonica. Cioè bombardare con potenti salve di artiglieria le postazioni nemiche, facendole seguire da assalti con la fanteria. Centinaia di divisioni che a piedi prendevano il terreno ripulito dai cannoni. Al contrario l’Alto Comando tedesco adottò nuove strategie basate sul movimento rapido in profondità. Questa filosofia era dovuta a due principi di fondo: il primo era che l’azione combinata di forze corazzate leggere, divisioni motorizzate e aviazione, non avrebbe dato al nemico il tempo di organizzare opere difensive rilevanti; il secondo è che la mobilità entrando nel panico, non si preoccupava di spazzare via il terreno nemico dalle truppe che aveva di fronte, ma si proponeva di penetrare in profondità nel territorio nemico, conquistare capisaldi rilevanti, far crollare il morale nemico e infliggere numerose perdite con manovre di accerchiamento alle spalle, possibili solo con l’alta velocità e con una logistica perfetta (immaginate solo quante autobotti cariche di benzina servivano per non lasciare a secco i carri, le moto e le jeep).

La dottrina della Guerra Lampo, dell’avanzata a cuneo in profondità si deve a teorici come Von Mainstein e Guderian, che poterono fare carriera grazie all’azzeramento dell’esercito dopo il Trattato di Versailles e alla disponibilità di Hitler ad ascoltarli rispetto ai vecchi generali, spesso in disaccordo col capo.

I principi cardine della guerra lampo sono dunque:

  1. l’utilizzo di forze corazzate leggere e pesanti in profondità, in continuo movimento, che spazzano via le forze nemiche perché utilizzano l’artiglieria mobile, capace di colpire i propri bersagli in movimento e di portare a termine delle continue manovre di accerchiamento;
  2. l’utilizzo delle divisioni motorizzate. I soldati si muovono lungo le direttrice stradali o si aprono vie anche in territori impervi grazie all’uso di carri, moto e auto, portando con se l’artiglieria da campo, relativamente leggera, in grado di spazzare la fanteria nemica, quasi sempre presa alle spalle.
  3. l’utilizzo dell’aviazione, con caccia bombardieri in picchiata, che colpiscono sia le unità nemiche, sia soprattutto le infrastrutture di collegamento, a raggiera, contro strade, ponti, ferrovie, piste e campi di volo tagliando al nemico ogni possibilità di fuga e risposta, riducendolo spesso in sacche che poi vengono prese alle spalle.

Un esempio moderno della Guerra Lampo condotta con mezzi tecnici superiori e più evoluti è sicuramente la Guerra dei Sei Giorni da parte dell’esercito israeliano.

(Visited 34 times, 1 visits today)
Condividi:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*