Il primo Tiziano: la scena del marito geloso e l’Assunta

La scena del marito geloso di Tiziano
Tiziano Vecellio aveva un temperamento molto diverso rispetto a quello di Giorgione. Giorgione era un uomo introverso, riservato, sognante mentre Tiziano era aperto ed estroverso. Le opere del primo solo per lo più destinate ad ambienti privati per il godimento di pochi intenditori; quelle di Tiziano, invece, sono commissionate dai dogi e dall’imperatore, dal papa e dai re, da principi, duchi e personalità comunque illustri, sono viste ed ammirate in tutta Europa. Perfino nella durata le vite dei due pittori sono diverse: breve quella di Giorgione, lunga quella di Tiziano; e se le opere dell’uno sono poche, quelle dell’altro sono moltissime. La carriera di Tiziano è trionfale, nè conosce soste. La sua pittura è altrettanto trionfale, non nel senso esteriore della parola, ma per l’affermazione di una vitalità intensa e prorompente.

La formazione di Tiziano

La sua formazione è veneziana. Allievo prima di Giovanni Bellini, entra poi nella bottega di Giorgione, nelle cui opere deve aver apprezzato l’ampio respito della natura in rapporto con l’uomo, l’uso del colore tonale e l’assenza del disegno.

Le prime opere di Tiziano, pur rientrando nell’ambito della corrente pittorica che è genericamente detta giorgionismo, se ne distinguono per un impeto maggiore. Ciò risulta evidente negli affreschi con i Miracoli di San’Antonio da Padova. Nella scena del marito geloso, ad esempio, a Tiziano non interessa esporre il significato religioso del miracolo compiuto dal Santo risuscitando la donna uccisa perchè creduta ingiustamente adultera; solo sul fondo, a destra, in piccolo, vediamo il marito inginocchiato davanti a Sant’Antonio per ringraziarlo. La nostra attenzione è invece attirata dall’atto che si sta compiendo dinanzi ai nostri occhi: la donna, ferita al petto, già caduta in terra ( e le vesti scomposte indicano come ciò sia stato improvviso), si divincola urlando, il braccio alzato in un’ultima impossibile difesa, mentre il marito, solleva nuovamente l’arma in cui stringe con forza l’impugnatura, si accinge a vibrare il corpo mortale. Tutto si svolge con rapidità. I due corpi sono coordinati fra loro; ma la violenza, la subitaneità del fatto sono espressi dal divergere delle relative posizioni (la disperata contorsione della moglie) e l’inesorabile determinazione dell’uomo nel bilanciarsi su una gamba spingendosi avanti con l’altra e dai contrasti cromatici. Dall’affresco emerge l’azione, non la meditazione.

Le prime opere e il distacco dal Giorgione

Ma il completo distacco dal Giorgione avviene con l’Assunta. Tiziano mostra con quest’opera grandiosa di conoscere le esperienze romane di Michelangelo e di Raffaello; il rapporto con quest’ultimo anzi è ancora più palese se si confronta l’Assunta con la quasi contemporanea Trasfigurazione. Non che la prima, inaugurata nel 1518, imiti la seconda che non era ancora stata dipinta; il paragone serve soltanto a dimostrare una vicinanza d’intenti nella distribuzione delle figure: in terra gli uomini, concitatamente rivolti verso l’alto a constatare il miracolo che sta accadendo; in cielo le persone divine immerse nel fulgore dorato della luce. Ma tra Raffaello e Tiziano la differenza è profonda. Il primo visualizza l’idea astratta della trasfigurazione di Cristo rendendo razionale l’evento; l’altro colpisce emotivamente lo spettatore trascinandolo con la foga dei gesti e con lo splendore dei colori.

Tiziano usa colori avvampanti, come i rossi delle vesti o l’oro solare della lice che avvolge la Madonna e che, piovendo dall’alto sugli uomini in terra, nefa risaltare la struttura possente con i rapporti luce-ombra, o meglio con i rapporti tonali. La pennellata, densa e sintetica, costruisce l’immagine con il colore: si veda per esempio come da questa pennellata prenda corpo il viso della Madonna, fervosamente rivolto verso il padreterno e come siano condotti rapidamente tutti i dettagli.

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