Il saluto: perché ci salutiamo?

Quando si incontra per strada una persona nota, salutarsi sembra proprio il minimo. A volte si dice: “Lo saluto e basta” per indicare una persona con la quale non si ha molta sufficienza, che comunque si conosce e si saluta. Presso diversi popoli, dall’inizio delle civiltà, sono nate diverse forme di saluto. Quasi tutte si collocano all’interno di diversi registri: colloquiale, familiare, rispettoso. Spesso si saluta in forma di rispetto, oppure di amicizia, gioia e persino esultanza. Quando le forme di rispetto dei ruoli sono molto forti, all’interno di una società gerarchica, sono più le forme di rispetto a prevalere. Addirittura il saluto verbale è legato a forme di genuflessione o comunque di prostrazione a vario titolo. Era coì nei popoli europei di origine feudale. Mentre oggi sono molto più diffuse forme spontanee che denotano piacere e affetto: una stretta di mano, un abbraccio, uno scambio di baci sulle guance. In Italia è persistente perfino il doppio bacio sulla guancia, anche tra persone dello stesso sesso.

Esistono forme rituali nel mondo, molto interessanti dal punto di vista antropologico. In alcune zone del Sud America l’elemento magico e religioso si unisce dando vita a forme molto particolari di saluto. Ad esempio, alcuni popoli dell’Amazzonia, si salutano letteralmente in lacrime, dando luogo a una forma di saluto molto curiosa. Nella Terra del Fuoco, in Argentina e Cile, quando due intimi amici si incontrano si abbracciano fortemente, esprimendo anche suoni sconnessi che indicano gioia. Chi viene invitato in una tenda o in una casa, deve sostare in silenzio davanti al camino acceso e solo dopo un po’ può salutare e parlare col suo ospite.

Il bacio ha iniziato a diffondersi in medio oriente. La Bibbia narra molte usanze diffuse tra i babilonesi e i popoli dell’area. Al tempo di San Paolo il bacio sulla guancia era una pratica comune tra i cristiani e i popoli semiti in generale. I greci antichi usavano la stretta di mano senza alcuna forma di inchino. I romani, oltre alla stretta di mano, si salutavano proprio nel modo scimmiottato da nazisti e fascisti: col braccio teso, in segno di rispetto. Nel mondo islamico invece si usa un lieve inchino accompagnato dalla mano sulla fronte. Sono molto comuni, tra i vari paesi, le forme di saluto militare che spesso hanno influenzato le forme di saluto comuni e civili, e viceversa.

Spesso il saluto è accompagnato da formule note che hanno una dimensione internazionale, superando le barriere linguistiche. Queste formule, come il nostro ciao, derivano da frasi di accompagnamento standardizzate nel tempo: “schiavo suo” è diventato “ciao”, mentre addio deriva dal saluto di commiato “a Dio (ti affido)”. Il goodbye inglese ha lo stesso significato, derivando da God be with you.

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