Il tabernacolo: la casa divina

Il tabernacolo

 

Nella storia biblica fu il santuario portatile degli Ebrei, considerato tale fino alla costruzione del primo tempio di Gerusalemme, nel quale poi venne riposto. La Bibbia descrive minutamente la forma, le misure, il materiale da usarsi per la sua costruzione e per quella degli arredi.

Tutti i nomi del tabernacolo

Sono diversi i nomi con cui viene chiamato nella Bibbia: ohel (tenda), ohel mo’éd (tenda di radunanza), ohe ha’edùth (tenda della testimonianza), mishkan (dimora), miqdash (santuario), e altri. Era costituito da una armatura di quarantotto tavole di legno d’acacia rivestite d’oro, ricoperta di veli pregiati o finemente lavorati e di pelli di capra, di montone e di delfino, lunga 30 cubiti e larga 10 (un cubito equivale a circa cm. 60). Era simbolicamente la dimora divina e gli Ebrei lo trasportavano dovunque si spostassero. Era diviso in due sezioni da un velo: la prima sezione, lunga 20 cubiti, era il santo, dove era la mensa dei pani, piattelli, coppe e tazze d’oro per le libagioni, il candelabro d’oro a sette bracci e l’altare dei profumi. Nell’atrio era posto l’altare del sacrifici e la conca di rame per l’acqua da usarsi dai sacerdoti; la seconda, più interna, lunga 10 cubiti, era il santissimo o santo dei santi, dove era custodita l’arca dell’Alleanza. Nel santo dei santi l’ingresso era riservato ad Aronne ed ai suoi discendenti. Nella storia funeraria cristiana fu un’edicola sacra in forma di casa ed anche un certo tipo di cappella a celle, con l’ingresso a colonnine, la copertura a volta ed un altare con reliquie dinanzi alla tomba.

Il tabernacolo nella religione cristiana

Nella liturgia cattolica il tabernacolo è una piccola edicola chiusa, posta normalmente al centro dell’altare dove si tengono le S. Specie, secondo una consuetudine iniziata nel sec. XI, e detta T. Eucaristico. Solo nel sec. XV però si ha il vero e proprio tabernacolo; infatti a M. Giberti, vescovo di Verona, ne fece costruire uno al centro dell’altar maggiore della cattedrale per custodirvi permanentemente l’Eucarestia. Il tabernacolo si arricchirà di pregevoli ceselli, di marmi, bronzi, pietre preziose, assumendo anche forme diverse dalla primitiva. Sono celebri artisticamente i tabernacolo dell’Orcagna in Orsanmichele a Firenze, di Mino da Fiesole nella chiesa di S. Croce sempre a Firenze, del Semini nella Cappella del Sacramento in S. Pietro a Roma.

Papa Paolo V nel 1014 rese obbligatoria per Roma la conservazione dell’Eucarestia nel tabernacolo sull’altare, mentre precedentemente il Santissimo poteva esser conservato sia sull’altare sia sul lato sinistro del coro presso l’altare. Nel 1863 infine la Congregazione dei Riti impose la conservazione dell’Eucarestia unicamente nel tabernacolo fisso ed inamovibile al centro dell’altare, che sarà quello maggiore od altro convenientemente ornato, nelle chiese parrocchiali: laterale od in un’apposita cappella nelle cattedrali, a motivo dell’ufficio corale. Il tabernacolo ad ogni modo deve avere una sola apertura ed il suo interno deve essere dorato o almeno ricoperto di seta; esternamente dev’essere velato da un drappo del colore liturgico del tempo. Davanti ad esso deve ardere notte e giorno almeno una lampada ad olio.

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1 Commento

  1. A proposito di questo argomento è molto utile consultare “Il Santuario portatile degli ebrei”,di Giuseppe Morelli, Fiorentino Editore, Napoli, 1958, in “Studi in onore di Domenico Mallardo, pp.103-118.

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