Italo Calvino: un premio Nobel mancato

Il premio Nobel per la letteratura assegnato ieri a Svetlana Aleksievic, scrittrice e giornalista bielorussa, ci ricorda che spesso vengono compiute delle scelte non in linea con le aspettative del grande pubblico. La Alexievich risultava tra le favorite per gli specialisti, davanti a Murakami e Philip Roth, due autentici campioni delle candidature che non trovano esito, nonostante il successo di pubblico.

Nella stessa situazione venne a trovarsi Italo Calvino fin dagli anni Sessanta, quando era lo scrittore italiano più conosciuto e tradotto nel mondo, oltre che il più letto. La qualità di Italo Calvino è indiscussa: il prestigio dello scrittore a livello internazionale è immutato, è di gran lunga considerato il più importante romanziere italiano del ‘900. Prova ne sia il fatto che a vincere il Nobel per la letteratura, se si eccettua la parentesi pseudo-verista di Grazia Deledda, mai assurta veramente a livello di classico da studiare nelle scuole, sono stati poeti e drammaturghi.

Carducci è stato il primo Nobel per la letteratura. Altri poeti come Quasimodo – oggi meno classico di cinquant’anni fa – e soprattutto Montale hanno stabilito il primato della lirica sulla narrativa. Pirandello e Dario Fo sono gli autori teatrali ugualmente riconosciuti col famoso premio. Calvino con tutte le sue opere aveva mostrato ormai una modernità che si allineava alle tendenze in corso nella narrativa più matura. Il ricorso al post-modernismo, al meta-romanzo nascondeva un tentativo di trasformare la materia dello scrivere, dargli un’impronta moderna, in linea con le trasformazioni sociali e con gli stessi bisogni dell’editoria. Con la raccolta delle Cosmicomiche, per esempio, lo scrittore allarga il campo dei propri interessi culturali, rivolgendosi alla semiotica e all’epistemologia moderna, abbracciando il campo della letteratura di fantascienza, rielaborata in chiave umoristica. Il racconto si fa allegorico nel tentativo di stimolare tanto la curiosità del lettore meno dotto, quanto catturare l’attenzione di quello più preparato, con dei continui rimandi e giochi a incastro che trovano ne Le Città Invisibili la piena consacrazione. I Nostri Antenati è probabilmente l’apice della produzione pensata per un pubblico di massa, grazie a lunghi racconti come Il Visconte Dimezzato e il Barone Rampante. Calvino si richiama a modelli popolari, tipici della tradizione medievale e cavalleresca per trovare la sua consacrazione in Il Castello dei Destini Incrociati, dove le storie si creano a seconda di tutte le combinazioni possibili.

(Visited 187 times, 1 visits today)
Condividi:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*