La Pop Art

La pop art è un movimento artistico che si diffonde principalmente nel dopoguerra, in America e in Europa, come espressione di una nuova cultura moderna, basata su canoni espressivi differenti, che riuniscono fotografia, pittura e nuove formule espressive, unite a tecniche eterodosse basate sulla sperimentazione e il gusto per il kitsch.

È negli Stati Uniti che essa diventa una forma espressiva che critica il consumismo. Già a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, il paesaggio urbano e l’ambiente sono popolati da oggetti prodotti con la logica del mercato e del consumismo. Si tratta di oggetti facilmente costruiti, prodotti in serie, in materiali di scarso valore come la la latta, la plastica, il vinile, il plexiglas colorati in toni vivaci per attirare l’attenzione del pubblico. Sono oggetti che si ritrovano effettivamente nella comunicazione moderna della pubblicità, della televisione e che diventano compagni inevitabili di tante giornate, così che essi prendono vita e assurgono a una dignità artistica fin lì impensabile. Domina l’ironia sui contenuti figurativi, ma anche l’accento sull’incapacità dell’uomo di disfarsene e di domare questo desiderio di possesso. La pop-art quindi è un’arte degli oggetti, anche quando questi oggetti sono in realtà dei soggetti. Si pensi ad esempio all’importanza attribuita da Warhol al divismo, con le sue serigrafie che rappresentano delle celebrità, spesso in forte contrasto tra di loro (Mao Zedong e Marilyn Monroe per citare due esempi).

Il discorso sulla pop art non può comunque vertere separatamente sulla pittura, la scultura o la fotografia in quanto vengono usate a scopo linguistico espressivo, giocando proprio sulla unificazione di questi mezzi. È comunque singolare che gli artisti che hanno più indissolubilmente legato il loro nome alla pop-art, e quasi sempre sono stati i più originali e sfacciati, abbiano poi in un secondo tempo tentato di allargare i confini, sconfinando nel minimalismo. Andy Warhol, per esempio, alla fine diventerà un impresario del settore musicale e del cinema, diventando attore di sé stesso, dando una rappresentazione di sé come artista maledetto, che diventa soggetto passivo di quei media che ha voluto rappresentare in termini ironici, sarcastici, di critica sociale (sempre sospinto da un mercato dell’arte in continua ascesa).

Già verso la fine degli anni Settanta comunque erano nati movimenti artistici volti a capovolgere queste prospettive, nel tentativo di rimettere ordine all’arte, lanciando nuove correnti, come la “nuova pittura” in Francia, “l’arte povera” in Italia, l’arte minimalista e concettuale negli USA. In definitiva la pop art è stato un movimento di avanguardia importante, particolarmente sensibile alle forme multimediali della sua epoca, capace di interpretarle e sfruttarle, per veicolare un messaggio che quasi sempre è stato di critica alla quotidianità. Warhol ha usato più degli altri un linguaggio misto, fatto di strisce di fumetti, stralci di foto di cronaca, titoli e oggetti di consumo con lo scopo di denunciare e insieme celebrare lo stile di vita consumistico.

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