La religione degli antichi Egizi

Il mondo dell’antico Egitto affascina per il suo culto dei morti e per la sua visione della vita nell’oltretomba. A questo viaggio sono stati dedicati edifici millenari, che ancora oggi rappresentano il culmine dell’architettura funebre di ogni tempo. Le tre grandi piramidi di Giza sono solo le più famose e meglio conservate costruzioni di una civiltà che si è srotolata lungo quattro lunghi millenni, prima di cadere mano del dominio di Roma, che già da mezzo secolo decideva chi doveva regnare. È interessante notare che gli aspetti religiosi dell’Egitto sono stati trattati in maniera rigorosa fino a pochi decenni fa, quando una nuova branca, quella dell’archeologia astronomica, non avallata in alcun modo dalla scienza ufficiale, ha provato a fornire visioni alternative su questo popolo e le sue usanze. Probabilmente il desiderio di guadagnare da racconti suggestivi ha prevalso sul rigore scientifico, ma tant’è che si è diffusa una rinnovata smania per la cultura egizia che non si vedeva dall’epoca post-napoleonica, contrassegnata dalla nascita dei primi musei e dalla scoperta progressiva delle prime tombe.

Gli egiziani praticavano una religione di tipo politeistico, adoravano cioè più divinità. Non deve sorprendere che essa si ispirasse alle forze della natura, che influivano sui raccolti e sulle stagioni, legando il lavoro e la fatica del contadino ai cicli che si ripetevano con regolarità. Come per esempio quello semplice del sorgere del sole, oppure la piena del Nilo che contribuiva a rendere fertile tutta la zona del bacino idrogeologico. Il grande fiume, con le sue portentose piene, il vento proveniente dal deserto con le sue tempeste, animali dell’ambiente come ibis e coccodrilli, entravano nel pantheon con il loro carico di simbolismo e legame. C’erano spesso raffigurazioni ibride tra animali e uomini, che hanno contribuito ad aumentare il fascino di questa civiltà. Il culto degli animali perdurò anche quando gli dei assunsero sembianze antropomorfe, il legame profondo e arcaico col mondo zoologico non cessò mai e spesso ritroviamo raffigurazioni di uomini con testa di animale, a ricordarci l’antico passato del popolo con la fauna.

Il culto più importante era certamente quello di Osiride, che celebrava la forza della natura, la capacità di risorgere e riprendere vita ogni giorno. In qualche modo era il culto ufficiale della famiglia regnante, della monarchia. Il faraone, veniva anche soprannominato Horo, considerato dunque figlio di Osiride. Il culto del Sole si affiancava col suo tradizionale tributo al movimento apparente della stella nel cielo, chiamato anche RA o Atum, cosicché il sovrano veniva facilmente identificato con il doppio appellativo di Horo-Ra.

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