La storia dell’Urlo di Munch

Uno dei più celebri quadri della storia: l’Urlo di Edvard Munch, il pittore norvegese nativo di Oslo, riflette probabilmente la vita travagliata del suo autore. Circondato dalla morte e dalla malattia, il grande artista perse familiari a più riprese, fin dalla giovane età. Non ultima la perdita “simbolica” della sorella, rinchiusa in un manicomio per evidenti problemi mentali. Questo geniale quadro è probabilmente la summa di tutte queste sue irreparabili angosce. Tuttavia, esiste un evento in particolare che può avere ispirato Munch? Il fatto esiste e capitò a Oslo, nel 1892. E’ lo stesso pittore a raccontare come andarono le cose.

Eravamo fuori Oslo, che allora si chiamava Kristiana, in una calda sera, io e due amici. Era un periodo molto triste, la vita aveva ferito a morte la mia anima. Il sole stava tramontando, era come se una spada fiammeggiante stesso aprendo in due il firmamento. L’aria diventava come sangue, con delle vene di fuoco. Le colline intorno divennero di colore blu scuro. Tutto era colorato, le colline e il fiordo blu, in mezzo al giallo e alle tonalità di rosso. Fu allora che sentii questo enorme urlo, prima dentro di me, poi fuori, lo sentii per davvero. I colori e le linee vibrarono all’unisono. Mi sentii proprio come se avessi veramente sentito un urlo”.

Questa compenetrazione fisica nel metafisico non era estranea al pittore, avido lettore di Dostoevsky, il grande scrittore russo famoso per le sue profonde puntate nell’animo umano. Ma Munch era consapevole di aver dipinto un grande soggetto, se stesso alienato dal mondo, divorato dalle angosce e dalle paure, sommerso dai colori e dal mistero. Tanto che ne disegnò diverse versioni: c’era un che di ripetitivo nel gesto, come un automa che combatte con le secrezioni venefiche del proprio animo. Una delle copie fu trafugata e recuperata intatta nel 1994. Il quadro è troppo famoso per entrare nei circuiti conosciuti e certamente attirerebbe gli sguardi delle forze di polizia specializzate nel traffico illegale di opere d’arte rubate. Una seconda copia fu prelevata nel 2004 dal museo dedicato a Munch, ma anche questa fu brillantemente recuperata con un’operazione di indagine di alto livello due anni più tardi. Messo in ginocchio dalla malattia Munch diventò terrorizzato dagli spostamenti, aveva sempre paura di uscire, pur rimanendo un artista prodigioso e prolifico. Bontà sua visse abbastanza a lungo e morì durante la seconda guerra Mondiale, poco fuori Oslo, nel teatro naturale che aveva ispirato la sua opera più importante.

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