Le catacombe romane

Le catacombe romane

Nell’uso ormai generale, il termine ‘catacomba’ designa i cimiteri sotterranei a inumazione e in particolare quelli cristiani dei primi secoli dell’era volgare; ed è estensione dello denominazione topografica ad catacumbas o ‘in catacomba’, data a uno di quel cimiteri (Quello di S. Sebastiano alle porte di Roma, lungo la via Appia),  per la sua ubicazione in un avvallamento della strada fra il 2° e il 3° miglio (dal greco: presso avvallamenti o cavità).

Le catacombe cristiane sono state rintracciate un po’ dappertutto nel territori dell’impero romano: In Italia (Napoli, Siracusa, ecc.). Francia, Spagna, Germania, Pannonia, Illirico, Grecia, Africa settentrionale, Palestina, Mesopotamia. Ma le più note e più importanti sono quelle scoperte in gran numero a Roma e dintorni.

La storia delle catacombe romane: i quattro periodi

Nello sviluppo delle catacombe romane possono distinguersi quattro periodi:

  1. in un primo periodo, alla inumazione dei cristiani vennero adibiti sepolcreti di famiglie romane, da queste concessi all’uopo e protetti quindi dal diritto privato: ed essendo l’area all’aperto o l’ipogeo di tali sepolcreti di dimensioni ristrette, al di sotto o all’intorno di essi venne scavata, per acquisto di spazio. Tra le catacombe di questo periodo risalgono, fra le altre, le catacombe di Priscilla e di Pretestato.
  2. In un secondo periodo, dal principio del sec. III all’editto di Costantino (313), i cristiani, sempre crescendo di numero e perciò abbisognando di più vaste aree sepolcrali, con il riunirsi in collegi funeratici e con l’assicurarsi in tal modo il patrocinio della legge che riconosceva tali associazioni, poterono pubblicamente costruire più estesi sepolcreti e acquisire il carattere pubblico per parecchi di quelli costruiti nel periodo antecedente in aree private e poterono conservare gli uni e gli altri, nonostante le temporanee confische da parte degli imperatori Valeriano (258) e Diocleziano (303).
  3. Nel terzo periodo, che va dall’editto costantintano alla espugnazione di Roma da parte dei Visigoti di Alarico, la necropoli sotterranea cristiana, diventata definitivamente proprietà della Chiesa, ebbe ulteriormente incremento e andò intanto assumendo carattere di sacrario. I fedeli infatti ambirono alla sepoltura ad sanctos o retro sanctos, cioè accanto alle tombe dei martiri, che da papa Damaso furono decorate di ornamenti e di iscriizioni: e, sempre più sviluppandosi, il culto dei martiri, gli ambienti che contenevano i loro sepolcri, vennero man mano dedottati e ingranditi e infine sopra di essi e in comunicazione con essi si edificarono basiliche cimiteriali. Assicurato dai decreti di Teodosio il trionfo del cristianesimo, con il sec. V diminuisce gradatamente, fino a cessare l’uso delle escavazioni e delle sepolture sotterranee, alle quali succedono i cimiteri all’aperto.
  4. Subentra così un quarto periodo, che va fino al sec. X e nel quale le C. furono conservate e visitate soltanto quali santuari dei martiri, corno e attestato dai numerosi graniti incisi dai devota sulle pareti.  Le incursioni gote dapprima e quelle longobarde in seguito avevano frattanto inverto alle catacombe gravi danni, solo parzialmente riparati. Nel VII secolo, con il trasferimento dei corpi dei santi Primo e Feliciano, incominciarono le traslazioni dei resti dei martiri dai mal ridotti sotterranei alle Catacombe da Adriano I e da Leone III, queste traslazioni seguirono e s’intensificarono: memorabile quella delle reliquie di 2300 martiri trasportate nella chiesa di S. Prassede da Pasquale I. Sulla metà del secolo IX le Catacombe rimasero pressocchè vuote ma risultavano ancora visitate e officiate nel X secolo.
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