Le conseguenze della democrazia ad Atene

Il periodo di Pericle ad Atene va dalla fine delle guerre Persiane, fino alla sua morte, cioè per estensione allo scoppio della Guerra del Peloponneso. Si registrò un progresso economico e sociale senza precedenti dovuto alla posizione di forza conquistata da Atene. Gli amanti del classicismo, della pace e della democrazia, non saranno contenti di sapere che questo benessere derivava da spoliazioni e azioni imperialiste della grande città dell’Attica. Tuttavia esso segnò un profondo avanzamento in tutti i campi, anche quello sociale. La democrazie fu molto più compiuta, tanto che alla fine fu questa scelta di campo, ideologica, a tracciare un solco con Sparta, che alla fine del conflitto riuscì ad imporre ad Atene il suo modello politico oligarchico.

Al progresso economico-sociale si aggiunse un nuovo spirito, contrassegnato da nuovi valori individuali e soggettivi, che andavano al di là dei temi della forza, della tradizione, dell’eroismo. Subentrò un nuovo mondo interiore, spirituale, filosofico, che diede vita a notevoli speculazioni, consegnate alla cultura e al mondo occidentale in forma quasi perfetta, benché alcune di esse rimasero allo stato embrionale (si pensi al pensiero socratico confronto alla profondità e alla maggior completezza del suo discepolo Platone). La scoperta maggiore che consentì la democrazie fu che la persona umana ha un valore per sé, che non può essere prevaricato da una somma di individui, se non dopo aver accettato una comune regola che bandisce le risoluzioni conflittuali e apre alla risoluzione diplomatica. E’ di questo periodo la nascita del governo assembleare, cioè di un governo nel quale l’individuo non si annulla, ma concorre a formare le decisioni, dando vita a una comunità, quella che in latino si chiama civitas. Questa etica democratica (ethos) si solidifica e diventa parte integrante della polis, entro le cui mura tutti si sentono accolti, importanti, con pieni poteri, anche se di volta in volta distribuiti a turno con il metodo di sorteggio.

Da queste nuove premesse politiche e sociali, filosofiche e culturali non può sorgere un fermento vivo, che promuove la cultura stessa come strumento di potere, la conoscenza come cardine per entrare nelle decisioni più importanti. E’ qui che nasce la corrente razionalista della filosofia sofistica, che poneva l’uomo con i suoi dubbi, i suoi ragionamenti, le sue ansie, al centro del mondo, volendo restaurare la polis su basi nuovi, più attente alle esigenze dell’individuo. Che i sofisti in qualche modo avessero ragione lo si vede dallo scoppio dell’immane lotta da lì a poco. Però i sofisti erano nel giusto quando individuavano i problemi, ma non offrivano soluzioni. Per Socrate e Platone la risposta stava nella riscoperta della moralità dell’uomo, della sua ragione e della sua coscienza e del trovare in queste le soluzioni al malgoverno e alla tendenza a creare disordini e farsi la guerra.

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