L’importanza delle fonti nella storiografia

È possibile ricostruire la storia, farla e raccontarla solo attraverso l’esame dei documenti diretti, che la cultura ufficiale chiama “fonti” e testimonianze indirette giunte fino a noi. Ma per la storia contemporanea di quali documenti possiamo disporre? Si tratta, quasi sempre, di un’enorme e complessa quantità di materiale di non facile catalogazione, tra le quali rientrano, per la prima volta, gli statuti dei partiti e delle associazioni sindacali, le relazioni dei congressi, le opere scientifiche e letterarie, quelle filosofiche e mediche, manifesti e avvisi pubblici, annunci pubblicitari e persino film e documenti audiovisivi. Particolare attenzione, nello sviluppo della storiografia, hanno preso i media e i nuovi media che offrono una testimonianza diretta. Si pensi solo a come sta entrando nella storiografia di questo secolo le immagini dell’11 settembre 2001, col loro carico di verità e di racconto diretto. Essi insieme ai giornali sono anche importante per ricostruire cosa pensi l’opinione pubblica di determinate decisioni. Pensiamo per esempio al raffronto con la pur dettagliata storia di Roma antica: abbiamo il racconto dei protagonisti, ma raramente sappiamo cosa ne pensasse la gente di un fatto o di un altro fatto.

Una parte del prezioso materiale storiografico si trova racconto nelle biblioteche e nei musei di tante città straniere e italiane e per quel che riguarda la nostra storia, soprattutto quella post-unitaria, nell’archivio di Stato centrale e nei distaccamenti periferici presenti quasi in tutte le province. Documenti di notevole interesse sono pubblicati anche nei bollettini, negli atti e nelle memorie delle Deputazioni di Storia Patria istituite dal re sardo Carlo Alberto, nonché dall’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, al quale ultimo è affidato il compito di creare e sorvegliare i vari musei del Risorgimento, in particolare quello centrale di Roma; ne può essere dimenticato l’istituto per la storia del movimento di liberazione in Italia, che con le sue varie sedi ha per anni svolto un’importante opera di ricerca critica e storiografica degli ultimi due secoli e mezzo, nei quali la nostra storia è apparsa a tratti drammatica e convulsa. Ci sono poi a corredo tutti gli atti politici, quali gli atti parlamentari e dei vari parlamenti presenti negli stati pre-unitari, nonché degli istituti politici sorti durante il Fascismo e nell’immediato dopoguerra. Non va dimenticato di fare qualche considerazione aggiuntiva: molto spesso documenti di rilievo, anche se pubblicati, vengono dispersi in giornali, riviste, atti di congressi non facilmente reperibili. Il numero dei documenti editi nel periodo più vicino al nostro è assai rilevante, ma non è tutto disponibile perché per molti di essi vige ancora il Segreto di Stato, soprattutto per ciò che concerne le decisioni di politica estera. Per questo i critici e il mondo culturale in genere hanno accolto positivamente le fughe di notizie dello scandalo WikiLeaks, perché offrono uno spaccato immediato fatto di notizie che scopriremmo nello loro interezza solo tra molti anni. Molti di noi non saranno vivi quando verranno desecretati documenti relativi – per esempio – alle nostre missioni all’estero. La storiografia insomma parte dalle fonti e in essa si sostanzia.

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