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Manifesto
Martedì 30 Novembre 2010 11:05

I promotori della coalizione “Abbracciamo la Cultura”:

ACLI Ambiente - AIB - ANA - ARCI - ARR - AUSER - CGIL - CIA - - IA.CS - INU - LEGAMBIENTE – Lavoratori PIERRECI - UIL BAC – A.R.I. – Assotecnici – 
Ass. per L’Economia della Cultura -  CSA PA BC Un. La Sapienza -

‘La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, ma quella che, disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli’ (Marcel Proust).

I Beni Culturali del nostro Paese sono un giacimento enorme di opportunità di crescita economica, sociale e culturale. Questo straordinario patrimonio ereditato dalla storia e di cui noi siamo custodi, appartiene all’intera umanità e questo carica il Paese della grande responsabilità di tramandarlo alle future generazioni. Sulla valorizzazione di questa immensa ricchezza l’Italia  può costruire una strategia di sviluppo sostenibile per l’oggi e per il futuro. Non “sentire” questa responsabilità e non cogliere questa opportunità non trova giustificazione alcuna. Per questo è necessario che chi vi opera per conservarlo, valorizzarlo, promuoverlo, gestirlo ha bisogno di un convinto sostegno, di adeguati investimenti, di riconoscimento professionale.

Tuttavia, insieme a tutte le diverse forme di produzione e fruizione culturale, oggi i Beni Culturali italiani sono in sofferenza per i pesanti tagli operati dalla legge finanziaria, i quali vanno ad aggiungersi al disinvestimento culturale che il nostro paese opera oramai da anni, penalizzando l’occupazione, le condizioni di lavoro, la professionalità e l’entusiasmo di tanti giovani. Opere d’arte e architettoniche, siti archeologici, musei, biblioteche, archivi, diffusi su tutto il territorio nazionale, che versano purtroppo nell’incuria, a rischio di crollo e di chiusura.

Questa stato di incuria è sintomo di un impoverimento culturale della società che non annuncia nulla di buono per il Paese e deve preoccupare non solo gli operatori del settore ma tutti i cittadini, le istituzioni educative e formative, il mondo del volontariato che opera nel campo ambientale e sociale. Non investire nei beni culturali e nella cultura più in generale, non garantire regolari e necessarie risorse, significa, di fatto, rinunciare a costruire reti di intelligenza diffusa, saperi e competenze, oltre che ostacolare la crescita culturale delle comunità.

Come Coalizione “Abbracciamo la cultura” vogliamo dare vita a un impegno diffuso per una forte “assunzione di responsabilità” da parte della collettività affinché venga definito un quadro trasparente di regole e di risorse certe, di lungo respiro che dia priorità alla “cura” del patrimonio culturale italiano e non a pochi eventi spettacolari e interventi emergenziali.

La battaglia per la tutela, la valorizzazione e l’accesso ai Beni Culturali è parte di una più grande vertenza per ridare la giusta dignità alle politiche per la Cultura e il suo Patrimonio nel nostro Paese.

E’ necessaria una mobilitazione e una pressione pubblica che, a partire dalla discussione sulla “Legge di stabilità”, sia in grado di costruire iniziative territoriali che coinvolgano le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, il mondo del credito e della finanza, le professioni, l’associazionismo diffuso, le istituzioni di ogni ordine e livello con i seguenti obiettivi:

  • per una politica condivisa dei Beni Culturali che ne affermi la priorità nello sviluppo economico e culturale del paese;
  • per garantire una gestione trasparente e partecipata dei Beni culturali;
  • per affermare il valore della tutela dei Beni Culturali, basata sulla conservazione preventiva e contrastare la prassi dell’emergenza;
  • per dare dignità al lavoro di tutti gli operatori del settore attraverso il riconoscimento legislativo, contrattuale e professionale;
  • per dare trasparenza alle procedure di spesa nei Beni Culturali a partire dagli appalti di lavori servizi e forniture, escludendo le gare al massimo ribasso ed esercitando un forte controllo sulla sicurezza degli operatori;
  • per garantire la qualificazione delle imprese che intervengono sul patrimonio culturale, fondata anche su adeguati requisiti di natura professionale;
  • per rilanciare il ruolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


  • Per una politica condivisa dei Beni Culturali che ne affermi la priorità  nello sviluppo economico e culturale del paese.

La valorizzazione e la corretta e diffusa fruizione dei beni culturali generano un forte bacino economico e innalzano  la qualità  complessiva dei territori in cui sono presenti, dandogli più chance per il futuro. Ogni bene viene visitato, il turista per visitarlo alloggia in qualche albergo, anche il più economico possibile, consuma cibo, bevande, fruisce di altre realtà caratteristiche del territorio, in sostanza spende soldi. Avere un bene culturale fruibile e valorizzato può rendere possibile lo sviluppo del territorio declinato anche in chiave federalista e sostenendo le realtà territoriali più virtuose.

I Beni Culturali italiani sono una fonte pressoché inesauribile di occupazione vista la ricchezza dei beni che il nostro paese ha ereditato dalla sua stessa storia. Un territorio che punta sull’accesso e la valorizzazione dei propri beni culturali costruisce l’orizzonte necessario per comunità più consapevoli della propria storia, della propria cultura, della loro capacità di promuovere creatività ed innovazione nella consapevolezza che i beni e le attività culturali sono l'indispensabile complemento dei valori naturalistici, paesaggistici ed enogastronomici, a comporre il mix fruitivo che fa la fortuna del modello turistico italiano basato sulla integrazione territoriale. Nessuna loro difesa può aver successo se non integrata in una prospettiva di cura e di manutenzione dei territori costitutivi delle loro identità.

Il patrimonio culturale appartiene alla comunità. La sua cura e valorizzazione è un problema generale che si fonda innanzitutto  su un impegno straordinario sulla formazione e sulla ricerca..

Per questo chiediamo di convocare gli stati generali dei beni culturali e del turismo culturale coinvolgendo i Ministeri interessati, le Regioni, gli enti locali, le parti sociali e le associazioni professionali e le organizzazioni sociali, per aprire un tavolo che affronti i nodi della valorizzazione, promozione e tutela. Il patrimonio culturale italiano merita ben più dell’attuale 0,19 % del PIL !

  • Per  garantire una gestione trasparente e partecipata dei Beni culturali

E’ inaccettabile che si considerino degni di tutela solo quei beni culturali capaci di garantire una qualche forma di profitto. Così come è inaccettabile che la gestione dei beni culturali venga concepita essenzialmente in una logica di mercato. Il valore di beni culturali non è riconducibile al loro valore di mercato in quanto essi sono: storia, cultura, identità, appartenenza, speranza, futuro… tutti valori che gli stessi Costituenti hanno ritenuto di incardinare tra i valori fondanti del Paese nell’ambito della Carta Costituzionale. E’ per queste ragioni che riteniamo necessario che la gestione dei beni culturali avvenga in forme più trasparenti di quanto sia avvenuto fino ad oggi e che si trovino le forme per un pieno coinvolgimento nella loro gestione delle comunità locali e dei cittadini.

Per questo chiediamo l’avvio di un processo diffuso di ricontestualizzazione territoriale ed ambientale del nostro patrimonio storico, culturale e paesistico..

  • Per affermare il valore della tutela dei Beni Culturali basata non sull’emergenza, ma sulla conservazione preventiva, atta a limitare la frequenza e l’entità dei restauri.

Prevenire è meglio che curare! La conservazione preventiva, ovvero l’insieme delle attività di studio,  monitoraggio e manutenzione permette di ridurre il numero degli interventi di restauro ovvero degli interventi diretti sul bene culturale in situazioni ormai di emergenza che comportano inevitabilmente la perdita di parte del suo valore e materia. A questo fine occorre rendere obbligatoria l’analisi preventiva (diagnostica) prima dell’affidamento degli appalti pubblici. Tale procedura multidisciplinare, a cui devono partecipare e collaborare scienziati della conservazione, è seguita in tutto il mondo anche grazie all’esempio dei conservatori italiani. Nel nostro Paese, al contrario, si interviene sul bene solo mediante il restauro, una tra le ultime fasi a cui ricorrere! Sarebbe invece molto più opportuno prima conoscere oggettivamente il bene, la sua storia, le sue criticità, per poi decidere se è il caso di operare un restauro o soltanto migliorare le condizioni di conservazione. Una gestione basata sulla conservazione preventiva significa salvaguardare il bene con efficacia senza dispendio di energie e di risorse economiche.

Per questo chiediamo di istituire un fondo specifico per la conservazione e prevenzione finanziato dallo stato.

  • Per dare dignità e sicurezza al lavoro di tutti gli operatori del settore attraverso il riconoscimento legislativo, contrattuale e professionale.

Figure conosciute da tutti quali l’archeologo, l’archivista, il bibliotecario, il restauratore, lo storico dell’arte, … condividono con altre meno note, come ad esempio lo scienziato conservatore, l’operatore tecnico per il restauro e conservazione, il collaboratore restauratore, il triste destino di non vedere riconosciute in ambito legislativo il proprio ruolo, la propria professione, la passione e gli anni  di formazione nelle università,  nelle Accademie di Belle Arti, nei Centri di Formazione Professionali Accreditati, nei corsi di formazione professionale riconosciuti, oltre che le competenze acquisite negli anni di esperienza. Sono migliaia i professionisti che, pur esterni alla pubblica amministrazione e alle università, contribuiscono ogni giorno in maniera decisiva al processo di tutela e di salvaguardia del patrimonio culturale italiano. Anche grazie a loro le soprintendenze, sempre più colpite da tagli di fondi e personale, riescono a controllare il territorio per assicurare il rispetto dell’art. 9 della Costituzione. Eppure tali figure non sono contemplate nel Codice dei Beni Culturali e sono attualmente prive di riconoscimento professionale. Ciò si traduce troppo spesso in un ruolo subalterno sia come lavoratori che come professionisti, in assenza pressoché totale di diritti  e di tutele nei confronti dei datori di lavoro privati e pubblici.

Per questo chiediamo il riconoscimento giuridico dei profili professionali che operano nel settore anche attraverso l’istituzione di elenchi nazionali, la regolazione contrattuale di tutti i rapporti di lavoro, la valorizzazione delle loro competenze nei contratti di lavoro e l’estensione delle tutele e i diritti alle forme di lavoro non subordinato; chiediamo inoltre di armonizzare i contenuti ed i  percorsi formativi universitari e della formazione professionale a livello nazionale ed europeo, per una formazione che garantisca adeguati standard professionali.

  • Per dare trasparenza alle procedure di spesa nei Beni Culturali a partire dagli appalti di lavori, servizi e forniture

Troppe vicende di malaffare hanno coinvolto il settore dei Beni Culturali e troppi sono gli appalti ottenuti con gare al massimo ribasso senza tener conto dei Contratti Collettivi di lavoro e della dignità e salute e sicurezza del lavoro.

Per questo chiediamo:

  • che in tutti gli appalti di lavoro, servizi e forniture sia prevista la clausola sociale sul rispetto dei contratti collettivi di lavoro compresi i  cambi di gestione;
  • che la normativa sugli appalti preveda l’esclusione del massimo ribasso e che si eserciti il massimo di controllo per evitare che i ribassi interessino la sicurezza sul lavoro tenendo conto che nelle pratiche di restauro è ancora troppo diffuso l’uso di materiali tossici. A riguardo vanno raggiunti livelli più elevati di tutela, anche spingendo sulla ricerca di nuovi materiali e tecnologie, per azzerare l’impatto sulla salute dei lavoratori e sull’ambiente;
  • di riformare il sistema della certificazione delle imprese che operano sui beni culturali, affinché l’abilitazione derivi in primo luogo dal possesso di adeguati requisiti di natura professionale oltre che da caratteristiche di solidità aziendale e da garanzie per le condizioni lavorative;
  • gare fatte secondo protocolli condivisi dalle parti sociali  e dalle associazioni professionali e organismi di controllo efficaci e super partes;
  • strumenti sanzionatori di immediata applicabilità nel caso del mancato rispetto dei contratti di lavoro,  dei protocolli e delle regole in materia di qualità del lavoro e sicurezza, pena l’esclusione dall’albo delle ditte riconosciute dalla Soprintendenza.


  • Per rilanciare il Ministero per i Beni e le Attività  Culturali

I tagli di risorse e di personale subiti dal MIBAC negli ultimi anni, in particolare quelli del 2008, hanno drasticamente ridimensionato il ruolo delle Soprintendenze, compromettendone le capacità di controllo e le prerogative di tutela e di salvaguardia del patrimonio culturale. Occorre fare di tutto per scongiurare l’ulteriore taglio del 10% previsto entro la fine dell’anno, che rischia di far figurare il personale ministeriale, già scarso, addirittura in eccesso. Ciò paralizzerebbe definitivamente l’intero sistema della tutela, legittimando la totale privatizzazione dei beni ad alta redditività e spingendo all’abbandono dei beni diffusi, ritenuti “minori”. Con il ministero in sopra organico anche il turn over già previsto (appena il 20%) sarà bloccato, impedendo così quel minimo ricambio generazionale nei quadri del ministero, che invece potrebbe essere ben garantito dall’assunzione progressiva degli idonei all’ultimo concorso che hanno superato rigorose prove selettive, peraltro molto costose per lo Stato.

Per questo chiediamo di rilanciare il ruolo del Ministero attraverso una riforma che ne assicuri l’efficienza con serie politiche di riqualificazione e di reclutamento del personale, basate sulla selezione attenta, rinunciando d’ora in avanti ad assunzioni indiscriminate.

Al documento possono aderire tutti i cittadini ma anche le associazioni e gli operatori del settore, le istituzioni educative e formative, il volontariato che opera nel campo ambientale e sociale,  
le Istituzioni Locali…

 
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