Perché è importante conoscere la storia

Perché è importante studiare la storia? Una prima veloce risposta può essere questa: la storia è importante perché ci aiuta a comprendere il passato, che serve come monito per il presente. Gli antichi romani solevano ripetere che la storia è “magistra”, maestra, cioè insegna e non sorprende che essi l’abbiano tenuta in gran conto.

In definitiva, se vogliamo sapere come mai il mondo attuale ha questa configurazione, dobbiamo rivolgerci alla storia Un altro proverbio molto noto è che la “storia ripete sempre sé stessa.. Questo perché, di volta in volta, certe cause e certi fenomeni sembrano ripeterei nel tempo, come se fossimo di fronte a dei cicli. In realtà c’è la costante dell’uomo. La storia, infatti, è quella che raccontano gli uomini, e quindi tende a ripetersi perché sono loro gli attori protagonisti.

Ma lo studio della storia ha soprattutto una grande valenza culturale: ci insegna le origini delle società e delle culture, ci porta a conoscenza delle nostre radici, ci avvicina a un mondo lontano, ma in qualche modo familiare, con il quale condividiamo l’eredità.

La storia è una chiave di interpretazione del presente

Di tutte le ragioni per studiare la storia, quella che essa ci consente di analizzare il presente è forse la più valida. Perché, ad esempio, nel nostro paese si dibatte ancora di Fascismo? Perché la Russia ha un ruolo centrale nella politica europea? Perché ad Alghero, in Sardegna, si parla il catalano? Come mai ci sono tante tensioni in alcune periferie delle città d’Europa? Sono tutte domande alle quali rispondiamo con la storia. E molte delle domande che possiamo farci, che puntano alla ricerca di una soluzione, la trovano proprio nei libri di storia. Gli eventi e le persone che hanno plasmato il mondo rivestono, per l’appunto, un’importanza storica.

La storia ci fa capire i cambiamenti

Analizzando l’evoluzione delle società possiamo notare che seguono un filo storico, fatto spesso di cause e conseguenze. Hai eventi che hanno preceduto le prime due guerre mondiali sono sufficienti a comprendere gli sviluppi successivi e ci spiegano, forse meglio di ogni altro fatto storico, come un piccolo evento può scatenare un fatto storico rilevante, i cui effetti – a 100 anni di distanza – ancora permangono.

La storia ci dà l’opportunità di conoscere come è cambiata la vita quotidiana nel corso dei secoli e quali sono state le innovazioni e le scoperte che ci hanno portato ai giorni nostri.

La storia determina il senso di identità personale e nazionale

Se non l’avete mai fatto provate a ricostruire l’albero genealogico della vostra famiglia. Potrete scoprire chi sono i vostri avi, se gli antenati dei vostri genitori, dai quali discendete, hanno preso parte a qualche evento storico rilevante. Ma a parte questo, tornando indietro nel tempo si riscopre la nostra identità. In fondo la domanda: chi siamo, da dove veniamo? è la domanda delle domande, non c’è dubbio. È quella che suscita maggior curiosità.

L’identità personale poi si allarga a quella delle collettività. La nostra storia passata è quella del paese o della città, del popolo, di una nazione. Sentiamo dentro di noi l’esistenza di valori condivisi, ancorché deboli, che provengono da un passato comune.

Preserva i ricordi

È stato detto che se mettessimo i nostri ricordi nero su bianco, quando ormai siamo anziani, essi non riempirebbero nemmeno un libro. Questo perché la nostra memoria è fallace. I giorni passano e li dimentichiamo. Teniamo in mente solo quei ricordi legati a un particolare valore emotivo, sia esso di gioia o di dolore. Ma gran parte della nostra vita quotidiana scompare, anche se ogni giorno ci sembra speciale.

Tenere traccia di fatti ed eventi, da significativi a meno significativi è in qualche modo costruire una storia: familiare, personale. Nel caso delle personalità importanti, che appunto impattano la storia, i diari costituiscono materiale storiografico. La storia è un racconto della memoria, che possibilmente non dovrebbe essere perduto.

La storia ci ispira e ci insegna

Tornando all’introduzione, la storia ha un forte valore di magistero: insegna a non ripetere gli errori, perché tende a ripetersi a causa del comportamento umano. Gli storici hanno il compito di tracciare le linee fondamentali di un percorso storico e addentrarsi nel groviglio dei fatti, per trovare le cause e gli elementi scatenanti. A volte ci consoliamo dicendoci che quel particolare personaggio storico era un pazzo, ma è appunto una consolazione. La storia può ispirarci ad essere migliori, può renderci più umili, più consapevoli. Conoscendo la storia di un popolo o di una comunità possiamo emozionarci e prendere esempio. Oppure fare esattamente l’opposto.

Molti studenti pensano che la storia non sia altro che una ripetizione di date, cause e conseguenze, ma non è così. Forse questo ingeneroso giudizio dipende da come viene insegnata a scuola. In poche ore di lezioni per anno vengono affrontati interi secoli, spesso con un approccio che non soddisfa la curiosità dell’alunno, non lo invoglia a sapere. Per sollecitare questa curiosità si punta sugli elementi folkloristici, degli eventi da ricordare come le Oche del Campidoglio, gli Elefanti di Annibale o lo schiaffo di Anagni.

Un buon modo per appassionarsi è quello di leggere le biografie dei grandi personaggi storici. Studiano le vite di Augusto, Cesare, Gesù, Maometto, Napoleone, Dante, Elisabetta I, Shakespeare, Churchill, Kennedy e via discorrendo ci si può appassionare a un periodo specifico e poi approfondirlo.

La storia è molto importante perché, infine, ci dà un’idea di cosa siamo e dove siamo. È come una bussola che ci permette di stare al mondo in una certa direzione. Senza saremmo disorientati. E probabilmente non riusciremo mai veramente a capire perché accadono certi eventi.

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