Perché Il Trono di Spade è così avvincente

Credits: HBO

Di serie drammatiche di successo in questi anni ne abbiamo viste molte: i Soprano, The Shield, The Wire, Homeland, House of Cards, Lost, Breaking Bad, Narcos, Gomorra, Prison Break, Romanzo Criminale, Westworld. Forse nessuna ha ricevuto più attenzioni dal grande pubblico di Games of Thrones, il Trono di Spade. Una serie talmente fatta bene, che fa dimenticare di essere fantasy – un genere di successo, ma non adatto al gusto comune, proprio per l’elemento fantastico. Nel Trono di Spade, sia la versione TV, sia quella romanzata del suo geniale autore George R. R. Martin, a dare impulso alla scena non sono gli elementi fantastici, ma i rapporti umani, le interazioni tra i personaggi, tutti o quasi memorabili. Si mette in scena la commedia umana dunque, con le sue mille sfaccettature.

I temi principali del Trono di Spade – è in arrivo l’imperdibile Stagione 7 – sono da sempre quelli che affascinano l’uomo, il suo evolversi come sviluppo, non solo all’interno della dicotomia potere-rapporti famigliari che è dominante. Infatti, il tema principale non è il potere, am come l’individuo reagisce avendolo o perdendolo.

La sfida per il trono non è una mera sfida per il potere vuoto, ma più per un’affermazione personale che a volte poggia su larghi ideali, a volte è mero desiderio di sopraffazione. Tutti giocano un ruolo: i capi come i servitori e a ciascuno viene data storicamente un’opportunità per emergere, che a volte fallisce per un bieco tradimento, a volte si ripresenta sotto le spoglie di una seconda vita come nel caso di Jon Snow.

Il potere è insomma alla base di Game of Thrones come pure riguarda da vicino serie come House Of Cards, Lost (la lotta per il predominio sull’isola che porta alla distruzione diversi personaggi), Breaking Bad dove il protagonista alla fine diventa colui del quale avere paura. Però spesso questa corsa al potere viene interrotta dall’umanità dei caratteri: chi ha ambizioni è anche schiavo dei piaceri terreni per esempio. Il dualismo che ripercorre la Guerra delle Due Rose, dal punto di vista storico, è accentuato dall’incapacità dei protagonisti di difendere le loro posizioni, così chi è stato forte un attimo prima, improvvisamente viene travolto dagli eventi.

Dal punto di vista della resa televisiva ciò dà ampie possibilità di utilizzare i colpi di scena, spesso intelligentemente dispensati a fine stagione o a fine serie e alla fine ci si dimentica che in teoria i personaggi combattono per un unico obiettivo, con alleanza che si formano in modo inedito, magari sfruttando il vecchio meccanismo dell’apparentamento. Il punto è che la storia non è mai banale, proprio perché gli show runner e gli sceneggiatori sanno come avvilupparla in un cestino di sotto-storie affascinanti. Così ogni spettatore ha un suo personaggio preferito e segue la storia dall’inizio alla fine.

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