Perché la diversità è una ricchezza

In tempi di ondate migratorio praticamente fuori controllo, fare elogio della diversità è forse sconveniente. Ma in realtà è stata la diversità a modellare le grandi potenze: l’impero Romano che ha dominato per 500 anni sul Mediterraneo e buona parte dell’Europa continentale doveva alla diversità la sua forza. Era in grado di occupare paesi lontani e far sì che i loro abitanti servissero come soldati per difendere i confini. Accade lo stesso con gli Stati Uniti, fatti grandi da ondate migratorie provenienti da tutti i paesi del mondo (Francis Ford Coppola è di origine italiana, uno dei fondatori di Google è russo, Zuckerberg discende da immigrati tedeschi e così via). Per cui nella diversità non c’è per forza negatività, dipende dai tempi e dalla condizione economica di chi parte e di chi accoglie. Purtroppo non possiamo farci nulla. In genere sono i paesi ricchi ad accogliere, ma l’Italia esce da una crisi senza precedenti e quindi il peso di forti ondate migratorie (comunque inferiori a quelle patite dalla Germania negli ultimi anni) si fa sentire più che negli anni Novanta, quando arrivavano albanesi a migliaia.

Ma perché si dice che la diversità è una ricchezza?

In primo luogo perché lo dice la pratica di ogni giorno. Portare sul tavolo esperienze differenti, formazioni diversi, vissuti estranei aiuta a cambiare in meglio la percezione delle idee. Ognuno di noi ha un proprio modo di vedere le cose, che è influenzato dallo stile di vita, dall’ambiente familiare, dal substrato culturale nel quale ci si forma, dalle comunità allargate nelle quali viviamo. Abbiamo perciò un ventaglio di soluzioni adattato alle nostre visioni del mondo. Quando due visioni differenti entrano in gioco, si scopre che i modi di pensare propri spesso sono limitativi e che un’apertura mentale porta a soluzioni concrete. Si pensi al più grande progetto realizzato dagli uomini: il viaggio spaziale sulla Luna. Esso è stato possibile solo grazie al concorso di menti provenienti da diversi paesi. Gli americani non si sono minimamente preoccupati che l’idea e i primi progetti fossero dei nazisti. Lo stesso vale per il progetto Manhattan, messo insieme dalle più brillanti menti del mondo in quel momento.

In secondo luogo, essere aperto, ospitare la diversità, accoglierla come metro di giudizio e modo di pensare, ci fa diventare veramente cittadini del mondo. Cioè ci fa apprezzare le culture, le tradizioni, le abitudini di persone che vivono quotidianità totalmente diverse dalle nostre. Tutto ciò che è diverso tende a farci paura, perché ci sono molte barriere che ci impediscono di vedere oltre il nostro naso, ma le società hanno ritualità ed epos molto simili. A dimostrazione che l’uomo, come specie, rimane molto omogeneo a qualunque latitudine.

La prospettiva differente non aiuta solo a prendere migliori decisioni, ma anche ad eliminare i pregiudizi che spesso sono alla base della discriminazione e dell’intolleranza. Inoltre, si è sempre a sud di qualcuno, nel senso che noi possiamo permetterci il lusso di essere razzisti o intolleranti contro qualcuno, ma non accettiamo di essere discriminati, cosa che può accadere spostandosi di poco. Quando assumiamo punti di vista differenti, proviamo a calarci nella prospettiva di qualcuno che ci è diverso, il mondo ci appare più vario, più sfumato e meno monotono.

Infine la diversità è arricchimento. Chiunque abbia viaggiato molto e si sia integrato, non ha mai avuto di che pentirsi dalle esperienze fatte con altri popoli, anche se qui ci permettiamo di praticare l’intolleranza, solo perché abbiamo avuto la fortuna di nascere in un momento storico nel quale il nostro paese è sviluppato e fondamentalmente sta bene. Viaggiare molto significa confrontarsi e sperimentare sulla propria pelle cosa significa non integrarsi. Per questo la diversità ha dei vantaggi innegabili, che ogni nazione, come collettività, dovrebbe sperimentare.

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