Perché la scienza non deve dimostrare l’esistenza di Dio

Chiunque abbia frequentato i licei o ne stia frequentando uno o abbia studiato filosofia, sa che prima o poi avrà avuto a che fare con le 5 prove dell’esistenza di Dio di San Tommaso, fondamentali per la dottrina della chiesa.

Uno dei possibili nomi che si fanno per la nuova amministrazione americana è quello di Ben Carson, un medico nero, creazionista. Uno degli hobby dei creazionisti, che di fatto respingono la teoria comprovata dell’evoluzionismo, è quello di chiedere ai sostenitori della teoria darvinista di provare l’inesistenza di Dio, anziché partire dal contrario, cioè provare la sua esistenza.

In sostanza, i creazionisti, che diffidano del metodo scientifico, chiedono alla scienza di usare esso per avere ragione. Secondo gli scienziati però è impossibile parlare di “dimostrazione dell’inesistenza di Dio” semplicemente perché l’esistenza partirebbe da un presupposto non scientifico. Gran parte delle divinità sono state create dall’Uomo e la prova principale, che porta chi difende il pensiero scientifico, è data dal fatto che le divinità hanno nomi e ruoli diversi nella storia, in diverse civiltà. Cioè che c’è un dato unico non nella creazione dell’Uomo da parte della divinità, ma di quest’ultima da parte dell’uomo.

Il ruolo della scienza non è quello di provare l’esistenza o l’inesistenza di un fenomeno o assicurarsi delle prove per l’uno o per l’altro campo, ma mettere insieme dati sperimentali che confermino delle teorie. La scienza, si dice, è un campo di sapere sempre aperto, non c’è mai nulla di definitivo, ma ciò che è scientificamente provato viene considerato come assodato. Ad esempio, sappiamo che l’acqua è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, anche se domani un tizio si alzasse e dicesse per ipotesi che è formata da altro, non servirebbe provare che non ha ragione, perché la composizione è già stata acquisita sperimentalmente, comprovata e quindi assodata (e accettata dalla comunità scientifica).

La scienza in sostanza non può essere utilizzata per dimostrare l’indimostrabile e soprattutto per dare sostanza a concetti non apprezzabili a livello sperimentale. Solo i dati empiricamente osservabili, come ad esempio una variazione di stato, di peso, di temperatura, e suscettibili di ripetizione e misurazioni successive, possono essere scientificamente provati. Alla scienza non può essere chiesto di dimostrare l’esistenza delle fate per esempio, semplicemente perché non esistono dati sperimentali a riguardo.

La questione dell’esistenza di una divinità rientra più nella categoria della fede o dello spirito, esattamente come siamo in grado di immaginare, ma l’immaginazione non può essere sottoposto a un esperimento scientifico. Si tratta di una scelta: credere o non credere ed è ingiusto chiamare la scienza, anziché la propria coscienza, a validarla.

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