Perché leggere aiuta a scrivere

perché leggere aiuta a scrivere

Chi non legge molto scrive male. Chi legge testi di scarsa qualità, come tanti che si trovano sul web, tende a riprodurre le forme e gli stili, scrivendo male. Chi vuole diventare scrittore invece deve leggere testi di qualità. I vantaggi sono enormi.

Leggendo molto si affina il lessico

In primo luogo, leggere tanto aiuta a impossessarsi di un lessico vario e diversificato. Conoscere molte parole consente di apporre delle sfumature nel linguaggio e rinunciare quindi all’abuso di avverbi ed aggettivi. Una scrittura di qualità è tanto più lineare e scorrevole, quanto precisa e originale. L’originalità dipende sia dalla costruzione sintattica, sia dall’utilizzo di determinate parole. In un romanzo le sfumature possono invalidare un concetto o rafforzarlo. Una scrittura pesante, fatta di termini comuni, che accentua o diminuisce il concetto con gli aggettivi e gli avverbi finisce con l’essere povera, leggera, priva di consistenza letteraria.

Un errore che fanno spesso gli scrittori esordienti è quello di scrivere in modo letterario e ricercato. Al contrario, i romanzi più efficaci sono proprio quelli nei quali la scrittura e la costruzione sintattica sono semplici, ma non banali e comuni. Non bisogna essere poetici e aulici, ma sciolti e diretti.

Leggere molto aiuta a scrivere quindi perché impariamo nuove parole, nuove definizioni, sfumature che possono dare quel tocco in più alla nostra scrittura, eliminando la possibilità che si commettano errori o non sia sufficiente corpo alle frasi.

Leggendo molto si costruisce un proprio stile

Un altro motivo per cui è importante leggere per scrivere bene è che impariamo uno stile. Nessun scrittore nasce con uno stile proprio perché a influenzare il suo stile sono le sue letture. Per come è fatto il sistema scolastico italiano, spesso si iniziano a leggere i classici, raramente gli studenti leggono qualcosa di alternativo. Una volta superata la fase dei classici, che si cercano subito di imitare risultando quanto meno anacronistici, si passa ai narratori contemporanei. Ed è in questo momento che lo stile si forma, se lo scrittore è di razza. Passare da Manzoni a Calvino e da Calvino a Franzen determina un rinnovamento lessicale. Lo stile pian piano nasce dentro di sé preferendo uno scrittore, ad esempio Stephen King o Andrea Camilleri, dipende anche dal genere scelto, dalle inclinazioni personali. Tutti i più grandi scrittori sono debitori dei loro maestri. La vera differenza la fa la maturità stilistica che non si raggiunge prima di un certo numero di scritti.

Gli scrittori esordienti spesso rimangono tali perché rimuginano troppo su quello che hanno scritto pretendendo di scrivere un capolavoro al primo colpo. Ma quasi sempre le opere d’esordio o giovanili, tranne rarissimi casi, non superano mai le opere della maturità. Questo perché la scrittura è un continuo divenire e gli scrittori continuano a leggere e farsi influenzare da altri autori.

Quindi leggere aiuta a scrivere perché ci si crea uno stile, lo si cambia e lo si modifica arrivando a una definizione personale dopo qualche tempo. Ma mai smettendo di leggere. E questo fattore aiuterà anche in altri tipi di scritti, come la tesi di laurea o la saggistica.

Leggendo si imparano le tecniche di scrittura di un romanzo

Un altro motivo che leggere aiuta a scrivere è che facendo così lo scrittore esordiente o aspirante fa sue le tecniche di scrittura del romanzo. L’idea che il romanzo venga fuori per effetto di un flusso ininterrotto di ispirazione è suggestiva e romantica, ma raramente corrisponde alla realtà.

La verità è che dietro un romanzo ben congegnato c’è una struttura decisa a tavolino. Lo scrittore esperto mette insieme gli elementi che spingeranno avanti la narrazione: la biografia dei personaggi, le loro aspirazioni, l’aspetto fisico, gli elementi della trama come gli ostacoli da superare, il risultato finale da raggiungere, i cambiamenti interiori che si determinano. Pensate a Luke Skywalker che diventa uno Jedi della Resistenza perché è la trama a spingerlo, è la scomparsa della famiglia adottiva e poi la richiesta di soccorso della principessa Leia. La sua maturità alla fine è evidente, come è evidente il cambiamento del comportamento in Han Solo, diventato più affidabile, meno egoista, rude sì, ma con uno spirito nobile che all’inizio non c’era.

Ma come fa lo scrittore a inserire questi meccanismi narrativi che mandano avanti la storia? Semplicemente legge con attenzione e scova questi elementi dal modo di scrivere degli scrittori affermati. Sia che si tratti di un giallo, di una storia d’amore o di una complessa vicenda storica e familiare, gli scrittori non rinunciano mai agli elementi vincenti della trama come il senso del pericolo, la suspense, l’evoluzione del personaggio.

Leggendo molto si imparano queste tecniche: ad esempio, come indurre l’immedesimazione dei lettori nel personaggio, attraverso vivide descrizioni emotive, che mettono di fronte il personaggio a decisioni non prive di conseguenze negative. un buon lettore riesce a decriptare questi elementi, leggendo in modo critico i romanzi degli scrittori che all’inizio vuole imitare. Nel tempo fa sue queste tecniche, cresce con lo stile, inventa un suo modo di narrare. Ma la narrazione deve reggersi su dei pilastri e leggere aiuta a individuarli e utilizzarli perché alla fine gli editori devono poter contare su un prodotto di valore, che sia leggibile e vendibile.

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