Perché parliamo lingue diverse

Uno degli argomenti più stimolanti è quello in sociologia, antropologia e storia è quello relativo al linguaggio. Come mai gli uomini parlano lingue differenti? Perché abbiamo sviluppato linguaggi stratificati che hanno differenze molto marcate, che poi si riflettono persino nella scrittura?

La Bibbia offre una spiegazione tutta sua, che però ha un solo significato metaforico: volendo punire la superbia dell’uomo, che voleva avvicinarsi a Dio attraverso la costruzione di una gigantesca Torre (a Babele, ovvero Babilonia), il Signore li condannò a non capirsi più frammentando i linguaggi in modo che rimanessero incomprensibili tra di loro.

Ovviamente gli scienziati e gli antropologi hanno fornito altre spiegazioni. Ecco le teorie più convincenti e che trovano maggior credito.

Basta un piccolo isolamento geografico a creare un vocabolario autoctono: le popolazioni isolate creano un lessico riguardante le cose e i fatti che riguardano la loro vita. Se, per esempio, la loro vita dipende dall’aratro, questo avrà uno specifico nome. È osservato che le popolazioni stanziali, dedite all’agricoltura, avevano una ricchezza lessicale superiore a quella delle semplici comunità nomadi di cacciatori-raccoglitori. Avendo a che fare con più problemi da risolvere, dovevano “inventare” sempre più parole per capirsi.

La comprensione è quella che determina anche il secondo aspetto dato dall’isolamento: la variazione semantica e la pronuncia. Popolazioni isolate, anche solo leggermente, per favorire la comprensione tra i vari membri delle comunità, sin portate naturalmente a compattarsi intorno a una lingua e non accettare variazioni. Per cui col tempo, quando si impone una pronuncia o una inflessione, questa viene accettata e diffusa, ma limitandosi alla zona isolata.

Quando l’isolamento si rompe, anche solo per un semplice contatto dovuto agli scambi commerciali, le due lingue entrano in contatto e si ha il fenomeno della contaminazione linguistica: alcuni termini dell’altra lingua entrano nel vocabolario della propria, sia perché definiscono strumenti o cose proprie dell’altra comunità, sia perché se ne subisce l’impatto culturale. La lingua sempre percorrere un sistema evoluzionistico di adattamento molto simile a quello operato dalle specie durante la loro diffusione sul pianeta.

Questa teoria dell’isolamento e della contaminazione è comprovata da ciò che sta accadendo da due secoli a questa parte: grazie alla rivoluzione dei trasporti le lingue, anziché aumentare (nonostante i programmi di protezione) stanno diminuendo. Il motivo è che ci sono lingue dominanti vicine, che man mano che passa il tempo vengono sempre più adottate da comunità che abbandonano i loro riti, i loro tempi, le loro usanze a favore di altre. Allora è inutile – per esempio – iniziare a usare il computer (di importazione americana e di lingua inglese) e dargli un altro nome, perché comunque si è già imposto l’altro.
In Papua Nuova Guinea esistono più di 800 idiomi, determinati dal forte isolamento dovuto al terreno montagnoso. In Italia abbiamo dialetti e lingue differenti. La Sardegna, ad esempio, ha una lingua propria parente di derivazione romanza come l’italiano, che agli italiani suona sostanzialmente incomprensibile. Ovviamente già è dovuto al forte isolamento dell’isola, non è un caso quindi che le nuove generazioni, abbandonando il sardo a favore dell’italiano, lo parlino raramente e in modo contaminate dalla lingua dominante. Ma ovviamente anche nel sardo, come nell’italiano, sono presenti idiomi inglesi e di altre lingue.

L’egemonia di una lingua si riflette anche nella grande capacità culturale di imporsi. Mentre l’inglese è la lingua dell’informatica, il tedesco è la lingua del diritto romano (insieme al latino). Ma l’italiano è la lingua dominante della musica: tutta la partitura dipende da parole italiane (allegro, adagio, stanza…), questo perché al momento dello sviluppo della musica come intrattenimento popolare, l’Italia era la patria dei musicisti più famosi (oltre che dei costruttori di strumenti musicali).

A differenza del mito della Torre di Babele, i linguisti hanno scoperto che non è mai esistita una lingua madre, primitiva. In realtà le lingue si formano per stratificazione, essendo molto complesse, pure in realtà estremamente semplici.

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