Perché si dice… i modi di dire derivanti dall’antica Grecia

Perché si dice “trovare il filo di Arianna”

Il filo di Arianna deve la sua fama al mito di Minosse e del Labirinto. Esso infatti servì a Teseo per trovare l’uscita dal labirinto di Minosse. Oggi questa definizione viene usata per indicare la necessità di trovare un espediente per uscire da una situazione particolarmente complicata.

Il mito nasce dai tempi remoti dell’antica Grecia. La leggenda narra che Atene, in segno di sottomissione, dovesse inviare ogni anno a Creta, come parte del tributo a Minosse suo re, sette giovani e sette fanciulle destinate a finire in pasto al Minotauro, un terrificante mostro, mezzo uomo e mezzo toro, che sorvegliava il labirinto nel quale viveva. Teseo allora, figlio del re di Atene, decise di partire in missione e uccidere il Minotauro. Ci riuscì grazie all’impiego del filo di Arianna. Arianna gli aveva fornito un filo molto robusto, che aveva srotolato fin dal suo ingresso nel labirinto, in modo che ritrovasse facilmente l’uscita. Il mito del Labirinto probabilmente richiama alla memoria il periodo della dominazione micenea, contraddistinta dai grandi palazzi di Cnosso (nell’isola di Creta).

Perché si dice il Tallone di Achille

Sempre la mitologia greca ci dà lo spunto per parlare del proverbiale tallone di Achille, al quale oggi si fa appello per indicare un punto debole di un avversario o di una persona. Ad esempio: i grassi sono il suo tallone d’Achille. La frase prende spunto dalle note vicende del ciclo di Troia, cui sono collegati i poemi epici attribuiti ad Omero. Achille era figlio della Ninfa Teti, una specie di semidio che lo rendeva invulnerabile in quanto da bambino la madre lo aveva immerso nella palude infernale dello Stige. Tuttavia, per immergerlo aveva dovuto tenerlo per il tallone, unico punto in cui non l’aveva bagnato. Durante gli accesi combattimenti fuori le mura di Troia, dopo aver ucciso Ettore, trascinandone il corpo davanti allo sguardo sgomento del padre, Achille fu colpito da una freccia scagliata da Paride, perdendo la vita come un vero e proprio eroe greco.

Perché si dice la Tela di Penelope

Altro mito legato alla Guerra di Troia è quello che narra le vicende di Ulisse (Odisseo) protagonista dell’omonimo poema epica. Noto per la sua scaltrezza, il Re di Itaca fu trascinato in una serie di peripezie che ne impedirono il ritorno non prima di dieci anni, dopo averne trascorsi ben 10 ad assediare la città di Troia, vinta grazie al suo espediente del cavallo. Penelope era la regina di Itaca, nonché sua moglie, la quale non voleva cedere ai pretendenti al trono (i Proci) che volevano che si risposasse. Pur di dilazionare il tempo e attendere il suo amato sposo, non perdendo mai la speranza, Penelope promise che si sarebbe risposata e avrebbe fatto la sua scelta, quando avesse finito di tessere una tela. Però astutamente lei disfaceva di notte ciò che tesseva di giorno, in modo da guadagnare tempo. La sua tattica ebbe ragione perché alla fine Ulisse ritornò sconfiggendo i pretendenti e riprendendosi il trono. Si dice di chi vuole prendere tempo in modo furbo con tattiche dilatorie.

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