Raymond Chandler, il padre del noir contemporaneo

Lo scrittore americano Raymond Chandler si è trasferito in Inghilterra con la madre all’età di otto anni, compì gli studi a Londra, in Francia e Germania. Nel 1912 fece ritorno negli Stati Uniti e, dopo aver preso parte alla prima guerra mondiale nelle file dell’esercito canadese, si guadagnò da vivere facendo l’impiegato di banca, il libraio e il giornalista, prima di dedicarsi, dal 1933, interamente alla professione di scrittore. Già aveva pubblicato qualcosa negli anni londinesi, ma senza successo: questo invece arrise subito ai racconti, che proprio a partire dal 1933, egli incominciò a inviare a “Black Mask”, la rivista leader del cosiddetto hard boiled school of fiction, di cui Chandler insieme a Dashiell Hammett fu il massimo esponente.

Questa scuola, che traeva in parte ispirazione dallo stile narrativo di Hemingway, si prefiggeva, in polemica con la preferenza dimostrata dal romanzo poliziesco tradizionale per gli ambienti esotici e sofisticati, di portare una ventata di realismo nel genere, immergendo le proprie trame nella vita di ogni giorno, e facendone protagonisti personaggi duri e spietati quanto la vita stessa. E duro e spietato sa essere all’occorrenza, anche se è fondamentalmente un idealista, Philip Marlowe, il detective privato protagonista di molti romanzi di Chandler, a partire da Il Grande Sonno, che doveva restare il suo più valido oggetto di un altrettanto riuscita riduzione cinematografica con Humphrey Bogart nella parte di Marlowe. La solitaria figura di quest’uomo sensibile e dai rigorosi principi alle prese con un mondo corrotto e depravato riesce efficace e credibile anche nei romanzi immediatamente successivi, come “Addio, mia amata”, “In fondo al lago”, “Il lungo addio”, “Ancora una notte” – l’accentuazione dell’interesse per l’uomo piuttosto che per il detective diluisce il vigore drammatico dell’azione, mentre solo in parte l’ambizione di Chandler di far superare al romanzo poliziesco i suoi angusti confini per portarlo ad esiti narrativi di portata universale sembra trovare riscontro nei fatti. Ciò non toglie che egli sia stato dopo la morte oggetto di una considerazione sempre maggiore della critica, che tende a vedere in uno dei più profondi analizzatori della società americana e a consegnarlo di conseguenza, anche in virtù della prosa sobria e realistica, al novero dei migliori scrittori a cavallo del secondo conflitto mondiale, con indubbie influenze su maestri internazionali come Elroy.

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