Sofocle e Atene: l’età della tragedia classica

La Grecia oggi è al centro di spinose questioni economiche e sociali, stretta com’è dai debiti maturati da governi che hanno mentito sul bilancio. Una pendenza economica con le istituzioni internazionali, che lasciano poco margine di manovra al nuovo premier greco Tsipras. Si può forse affermare che siamo di fronte a una tragedia greca e ci viene fatto di parlare di uno dei grandi tragici della Grecia classica, con la sua enorme eredità lirica, letteraria, poetica e filosofica. Sofocle è come Eschilo un grande tragico. Viveva al tempo della massima espansione ateniese, in quel lungo periodo di pace che intercorre tra la vittoria nazionale sui barbari persiani allo scontro armato con Sparta, che la storiografia chiama Età di Pericle. Era un periodo particolarmente ricco nelle arti e nella cultura, ma anche gravido di forti contraddizioni che travagliavano la vita quotidiana delle città stato e che sfociarono nell’immane disastro della guerra del Peloponneso, la prima guerra globale fratricida.

Sofocle personaggio pubblico

Sofocle nella sua opera sembra potersi estraniare dai tumulti di questa età, elevando il tono del suo canto sereno e pacifico fino alle vicende degli eroi, ma senza riuscire a essere del tutto distaccato dalle amare vicende che lo circondavano. Sofocle nacque ad Atene nel 497, presso il demo di Colono Ippio. Di ricca famiglia aveva ricevuto una conseguente proficua educazione ginnica e musicale, che gli diedero la possibilità di guidare il coro che celebrava la grande vittoria navale di Salamina. Nonostante fosse affascinato dalle arti, non si tirò indietro dagli incarichi pubblici che la democrazia ateniese esigeva, fu addirittura tesoriere della lega delio-attica, l’importante organismo militare internazionale guidato dalla sua città e Pericle ne fece uno stratega durante la guerra contro Samo. Infine fu membro del collegio dei Probuli che prepararono il governo dei Quattrocento, durante gli ultimi anni della guerra contro Sparta.

Sofocle poeta e drammaturgo

Questo suo ultimo incarico ce lo mostra legato agli ambienti conservatori, a conferma del suo amore per il passato e per il culto della patria, che egli vedeva messa in pericolo dal nuovo pensiero rivoluzionari. Fu un uomo comunque moderato, pio, devoto e fu ricordato e onorato dopo la sua morte, sopraggiunta alla veneranda età di 90 anni. La sua attività poetica ce lo ha consegnato al presente, al centro degli studi classici, in una carriera già riconosciuta ai suoi tempi. Ben presto entrò nell’agone drammatico diventando vincitore almeno 18 volte e mai giunse terzo, a dimostrazione dell’amore che provavano per lui i suoi concittadini ateniesi. Nella tragedia introdusse delle importanti innovazioni, fu cioè meno conservatore dei suoi contemporanei, dividendo la trilogia in tre drammi indipendenti, aggiungendo anche un terzo attore. Questa novità doveva portare più pathos e narrazione, portando a una innovazione stilistica notevole, che permetteva di srotolare in modo adeguato il racconto attraverso una trilogia. Dando pienezza e compiutezza alla tragedia.

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