Una lingua unica per tutto il mondo

Il tentativo di unificare la lingua del mondo ha conosciuto varie fortune. Per secoli il pianeta ha conosciuto delle lingue internazionali, parlate da più popoli come codice unificante. Ad esempio, in molti non sanno che il greco, all’epoca dei Romani, era la lingua comune esattamente come oggi è l’inglese e come ieri era il francese (da sempre la lingua della diplomazia). Tanto è vero che la parte orientale dell’impero veniva chiamata “parte greca” in contrapposizione alla “parte latina”. I dignitari dei regni amici e alleati o nemici comunicavano con i politici romani in greco. Cesare, Augusto, Antonio, Traiano nonostante la diversa estrazione sociale e familiare (Traiano era spagnolo e di lingua latina) comunicavano con gli stranieri in greco, in modo fluente.

Però da sempre, soprattutto con le scoperte di altri popoli e l’apertura sempre più ampia delle frontiere, e persino dell’esistenza di un codice lingua del commercio, si è pensato a creare una lingua artificiale, inventata, che potesse essere appresa e parlata da tutta l’umanità. Le lingue inventate spesso rispondevano a scopi ed esigenze diversi, ma correlati. Ad esempio si sono creati degli idiomi a scopi sacra, oppure per scopi puramente letterari, come tutte le lingue degli Elfi inventate da John R. R. Tolkien nel mondo immaginaria del Signore degli Anelli. Oppure si pensi all’Esperanto: un compiuto tentativo di costruire un idioma comune per tutti, di cui si ha una precisa riscoperta nel romanzo Il Signore delle Mosche di William Golding. Linguisti di tutto il mondo si sono cimentati nel tentativo di creare la cosiddetta inter-lingua. Secondo questi essa doveva avere delle caratteristiche di immediatezza e semplicità, mutuando le migliori qualità da ciascun idioma. Come hanno poi scoperto, esistevano comunque dei gerghi parlati in modo del tutto naturale in particolari ambiti di lavoro o luoghi, spesso tra persone della stessa generazione, che non appartenevano affatto a una radice linguistica consolidata (ad esempio il gergo degli operati di una determinata fabbrica, degli studenti, di una particolare zona). L’esperimento più riuscito e più famoso è quello dell’esperanto, anche se questa lingua non ha mai superato la barriera della diffusione capillare, rimanendo ristretta in un ambito specialistico, accademico. Inoltre, come denota il romanzo di Golding, essa ha sempre avuto valenze ideali e ideologiche particolari: nata come lingua della pace, per unire, ha perso col tempo importanza per via della sparizione dei due blocchi contrapposti.

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