La Pasqua spiegata ai bambini e agli adulti

Durante la Pasqua si celebra la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Il miracolo di Gesù che risorge dà il vero valore alla Pasqua perché è la vita che trionfa sulla morte. In origine la Pasqua era una festa solamente ebraica. Con la Pasqua ebraica si celebrava e si celebra ancora la liberazione degli Ebrei dalla prigionia in Egitto.

Nella Pasqua cristiana invece si fa coincidere questa ricorrenza con il martirio e la successiva resurrezione di Gesù.

Perché la Pasqua cambia data

A differenza del Natale, la Pasqua cade sempre di domenicale seguita dalla Pasqua dell’Angelo, comunemente chiamata Pasquetta che ha meno valore religioso. A differenza di quanto si crede, la Pasqua per i cristiani è la festa principale, superiore perfino al Natale, dato che in essa si ritrovano i fondamenti della religione cristiana: Gesù è venuto al mondo come Salvatore dell’umanità dai suoi peccati e si sacrifica per essi, affinché possa risorgere e illuminare la retta via che porta al Regno dei Cieli.

Per i credenti cristiani il messaggio della Pasqua è molto forte. Detto ciò cambia sempre data perché è legata alle osservazioni astronomiche. Essa infatti viene calcolata proprio rifacendosi alla data della pasqua ebraica ovvero nella domenica seguente la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera.

La Pasqua cade sempre, quindi, in una domenica compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. La Pasqua del 2019 sarà il 21 aprile, mentre quella del 2020 cadrà il 12 aprile. A fare testo è la data del Mercoledì delle Ceneri che dà avvio al periodo di Quaresima (quest’anno era il 14 febbraio, l’anno prossimo sarà il 6 marzo 2019).

La Pasqua spiegata ai bambini

Come ci dicono i Vangeli, il messaggio di pace di Cristo, e l’amore per il prossimo, cominciarono a preoccupare il Governatore Militare Romano (Procuratore o Prefetto) della Giudea (Terra Santa), Ponzio Pilato, dal momento che Gesù stava cominciando a guadagnare un bel seguito. Questo seguito ha iniziato preoccupare i leader ebrei del tempo, anche se avevano motivi molto diversi da quelli dei Romani per non amare Gesù. Essi temevano che Gesù fosse il Messia annunciato dalle Scritture e che ciò avrebbe messo in crisi le istituzioni ebraiche.

In qualità di rappresentante dell’imperatore romano Tiberio, Pilato era responsabile della riscossione delle imposte, del mantenimento dei grandi possedimenti romani in Terra Santa e del mantenimento dell’ordine. Il governo romano, benché lasciasse via libera alle religioni locali, tollerante con le usanze, era invece durissimo nelle imposte. Pretendeva dai suoi sudditi il pagamento delle tasse. Quello che temeva il procuratore Pilato era la sollevazione del popolo ebraico, sobillato da “falsi profeti” e agitatori politici, incitato a non pagare le tasse e a ribellarsi al volere di Roma.

Gesù viene condannato a morte

Sappiamo da scritti del tempo di Romani, storici come Giuseppe Flavio, che Pilato era un uomo crudele, brutale nell’imporre la sua volontà, ma anche probabilmente incompetente, nonostante governasse per 10 anni dal 26-26 d.C.. Egli temeva le conseguenze di un qualsiasi moto di ribellione, aperto o segreto, contro il governo locale del Re Erode Antipa, un fantoccio nelle mani dei Romani (la Palestina non era organizzata come provincia, ma era uno stato-cliente dipendente dal governatore romano della Siria).

La brutalità all’epoca era quasi una norma, ma Pilato era così brutale che fu richiamato a Roma dopo aver massacrato un gruppo di samaritani sul monte Gerizim.

Il governatore militare della Giudea aveva piena autorità giudiziaria su tutti coloro che non erano cittadini romani, ma in molti casi, in particolare quelli relativi alle questioni religiose, decideva il Sinedrio, il Consiglio supremo ebraico che amministrava anche la giustizia, funzionando come un tribunale. Nessun cittadino romano poteva essere condannato a morte senza il giudizio dell’imperatore, che discuteva personalmente il caso a Roma. Ma il potere di Roma era così forte sulla Giudea che nemmeno nessun locale poteva essere condannato a morte, previo consulto con il governatore o il suo rappresentante.

I Vangeli ci raccontano che il Sinedrio, dopo aver riconosciuto Gesù colpevole di blasfemia, lo porto davanti al giudizio di Pilato, non avendo il potere di dichiarare ed eseguire una condanna a morte. La blasfemia, disse il Sinedrio, c’era in quanto Cristo diceva apertamente di essere il Figlio di Dio, e quindi il Messia. Famosa la risposta data da Gesù durante l’interrogatorio: tu l’hai detto.

È interessante notare che, piuttosto sorprendentemente, Pilato si rifiutò di approvare il giudizio di blasfemia senza indagini; per questo motivo decise di interessarsi al caso, interrogando egli stesso Gesù in un famoso colloquio privato, dal quale Pilato ne trasse l’impressione che Gesù non fosse colpevole.

Pilato sembra essere rimasto colpito dalla dignità e dalla franchezza delle risposte di Gesù alle sue domande e si dice che abbia cercato di salvarlo. Tuttavia, la paura di una rivolta a Gerusalemme costrinse Pilato ad aderire alla richiesta del popolo, lavandosene le mani (liberando il criminale Barabba al posto di Gesù) e Gesù fu poi giustiziato con la crocifissione. I romani crocifiggevano i rivoltosi politici, come accade ad esempio con Spartaco circa 100 anni prima. Evidentemente Gesù fu preso per un ribelle su istigazione del Sinedrio.

Morte e Resurrezione di Gesù secondo i Vangeli

Mentre si avvicinava il sabato (il giorno più sacro della settimana) e non erano consentite le sepolture, il corpo di Cristo fu posto in una nuova tomba da Giuseppe di Arimatea, un personaggio ricco e influente. Si pensa che questa fosse una tomba che Giuseppe aveva preparato per la sua morte, ma dopo aver supplicato Pilato per la restituzione del corpo di Cristo, aveva urgente bisogno di un luogo sicuro adatto per conservarlo fino alla sepoltura dopo il sabato. Assistito da un romano di nome Nicodemo, Giuseppe acquistò biancheria pregiata nella quale avvolse il corpo di Cristo (il celebre sudario oggi venerato come la Sacra Sindone) mentre veniva fatto scendere dalla croce. All’ingresso della tomba per evitare che il corpo venisse trafugato, considerata la fama del defunto, fu posta una grande pietra circolare che ostruiva l’ingresso.

Quasi tre giorni dopo la morte, nel giorno di domenica, Maria la madre di Giacomo e Maria Maddalena entrarono nel Sepolcro per preparare il corpo di Gesù alla sepoltura, secondo le usanze del tempo. Comunque, appena entrate, rimasero scioccate nello scoprire che la tomba era vuota, il corpo di Cristo era scomparso. Come era ovvio le due donne erano molto impaurite, sconvolte dall’anno e quasi incredule. Pertanto andarono a parlare con gli Apostoli, in particolare con Simon Pietro. Come narra il Vangelo di Giovanni, il discepolo prediletto si recò al Sepolcro per constatare di persona cosa era accaduto. Iniziarono ad arrivare tutti i discepoli che videro la stessa scena: il sudario abbandonato e il sepolcro vuoto. Alle donne piangenti, compresa Maria Maddalena, che piangeva per la scomparsa del corpo del Signore, uno o due angeli, forse lo stesso Gesù appena risorto, annunciarono l’avvenuta resurrezione. Toccò a lei dare la notizia dell’avvenuta Resurrezione.

Eucaristia e significato della Pasqua

In sostanza il significato della Pasqua sta proprio in questo momento: la vittoria della Vita eterna sulla Morte. Il Redentore che salva l’umanità dai suoi peccati, sacrificandosi per essa e morendo sulla Croce. La Pasqua è dunque l’istituzione dell’Eucaristia, il sacramento principale che si rinnova ad ogni messa, quando si mangia il corpo di Cristo e si beve il suo sangue, in modo simbolico, attraverso l’ostia consacrata e il vino. In ricordo dell’ultima cena, ma anche della Passione, morte e resurrezione del Signore.

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