Si diventa scrittori, ufficialmente, quando si pubblica un libro. In genere si può rispondere alla domanda “che lavoro fai?” con “scrittore”, quando dall’attività della scrittura ci si campa.
Diventare scrittori significa sviluppare la capacità di creare storie coinvolgenti per il pubblico, attraverso il dominio delle tecniche narrative e la comprensione dei meccanismi di pubblicazione e distribuzione dei libri.
Vediamo quindi cosa serve davvero.
Non serve una facoltà universitaria specifica
Per diventare scrittore non occorre seguire alcuna facoltà universitaria. Chi vuole scrivere, quasi sempre, si innamora della scrittura quando inizia a leggere tanto. E nella media lo si fa molto presto, prima e durante l’adolescenza.
Leggendo tanto ci si appassiona a libri e personaggi, scrittori e storie e per qualcuno viene naturale pensare: perché no? La scrittura diventa quindi uno svago, un modo di conoscersi, di esporre le proprie idee, di sviluppare la propria creatività.
Quando si è giovani si è ingenui e immaturi, perché si è visto poco del mondo, ma non importa. La scintilla della scrittura è partita e da lì in poi è difficile fermarsi.
Il punto è passare da questa fase amatoriale, torrida, di creazione pura, a una visione organizzata, professionale e metodica. Passare quindi da scrivere per sé, con tutte le motivazioni possibili, a scrivere anche per gli altri, i lettori, e ricavarne soddisfazione personale ed economica.
Le due cose possono e devono andare a braccetto perché, al netto del self-publishing, gli editori tradizionali apprezzano gli autori che colgono questo punto.
Allora, coglierlo fin dal principio equivale ad avere la proverbiale marcia in più.
Ma cosa serve per diventare scrittore?
Ho detto che non serve frequentare una facoltà in particolare. Lo scrittore in erba può avere più inclinazioni contemporaneamente: ad esempio essere molto versato per le materie scientifiche, ma avere un’indole creativa.
- Kurt Vonnegut studiava biochimica
- Italo Calvino fece la facoltà di agraria
- Carlo Emilio Gadda era ingegnere
- Michel Houellebecq è laureato in agraria
- Primo Levi era un chimico
- Marcel Proust fece persino pratica da avvocato
- Isaac Asimov era un biochimico
Per cui la credenza che si debba frequentare una facoltà umanistica (lettere in particolare) per diventare scrittori è abbastanza infondata. Studia ciò che ti serve per la tua inclinazione professionale, scegli la facoltà che ti piace di più. A camparti con la scrittura ci penserai dopo (molto tempo dopo), quando potrai farlo.
Se si vuole diventare scrittori a quaranta o cinquanta anni, il discorso sulla facoltà da scegliere è abbastanza inutile.
Leggere tanto sì, ma capire cosa si legge
Il primo consiglio che gli scrittori affermati danno a chi vuole cimentarsi con la scrittura di un libro è “leggere tanto“. Ma se questo consiglio è sempre valido, è anche ridondante. Difficile trovare un aspirante scrittore o un’aspirante scrittrice che non legga tanto. Come detto sopra, chi scrive spesso trova ispirazione nelle letture vaste e voraci dell’adolescenza.
Più che leggere tanto, a un certo punto occorre capire cosa leggere e cosa si legge.
Ci sono alcuni punti delicati che voglio affrontare nel modo più elastico possibile perché, mi rendo conto, potrebbero sembrare controintuitivi:
- la scrittura contemporanea è completamente diversa dal passato.
- I classici sono dei modelli, ma non puoi scrivere oggi nel 2025 come si scriveva nel 1825 o persino nel 1950.
- I lettori hanno gusti e aspettative in linea con la produzione di contenuti attuale (così si formando trend, mode e generi letterari).
- Gli editori si aspettano libri in trend con i generi e gli stili che vendono oggi, non duecento anni fa.
- La scrittura è condizionata da altri media, proprio come accadeva nel passato (oggi dalle serie tv o dai videogame, nel passato dalle lettere).
Quindi, se vuoi diventare scrittore o scrittrice devi trarre un insegnamento dai libri che leggi. Passata la fase dei classici, che aiuta molto a formarsi una coscienza letteraria, una tipologia di prosa, dovrai per forza guardare al mercato editoriale odierno.
Il mercato editoriale presuppone una premessa: devi scrivere pensando ad esso.
Se scrivi all’interno di un genere in particolare, dovrai conoscere questo genere abbastanza da poterci entrare dentro con entrambi i piedi, essendo sicuro o sicura di non calpestare la buccia di banana che ti manda gambe all’aria.
Quindi devi leggere libri moderni, contemporanei. Devi conoscere i classici del settore, su cui già avrai letto nei primi anni di letture spasmodiche, ma devi anche sapere cosa va nelle librerie nel momento in cui scrivi e intendi presentare a un editore la tua opera.
Se scrivi di un genere, poi, devi esserne appassionato. Conviene sempre, per il semplice motivo che abbassi di tanto la percentuale di improvvisazione.
La lettura deve essere consapevole. Se è vero che non si smette più di essere lettori, c’è un momento in cui da scrittori si oltrepassa un confine. Cioè, si legge con un occhio critico, diverso, che analizza la scrittura e va nel profondo, nota le sfumature, le scelte artistiche e stilistiche.
Capita che sulle prime, nelle fasi più intense della scoperta di questo fervore creativo, molto si prenda a prestito dagli autori che ci piacciono. Assorbiamo la loro scrittura, il loro stile, perfino i temi e inconsciamente i personaggi e le trame.
È un processo di apprendimento naturale, che fa solo bene, soprattutto quando si comincia a leggere autori e generi diversi.
Poi però dall’apprendimento occorre passare alla pratica attiva. Se scrivi con l’ottica di pubblicare, dovrai per forza guardare al mercato. Cioè scrivere avendo in mente una strategia editoriale e un pubblico di riferimento. Il che significa percorrere metà della strada che ti avvicina a un editore potenzialmente interessato.
Allora ecco alcuni consigli che ti aiuteranno a oltrepassare la linea di demarcazione tra scrittore amatoriale e scrittore consapevole (cioè lettore che sa estrapolare dalle opere degli autori preferiti, gli strumenti e le tecniche di scrittura che possono farlo progredire).
- Ti sei appassionata di Tolkien e vuoi scrivere un romanzo fantasy? Anziché scrivere come scriveva Tolkien, un secolo fa, e parlare di elfi, nani e stregoni, vai in libreria e guarda i titoli fantasy esposti in vetrina. Comprane un paio e prendi contatto con la realtà editoriale moderna. Puoi fare lo stesso dalla lista dei bestseller delle librerie online.
- Cosa contraddistingue queste opere attualmente in voga? Di cosa parlano? Che mondi descrivono?
- Guarda le classifiche di vendita del settore su siti come Amazon, IBS o GoodReads (classifiche di gradimento).
Osserva e prendi nota con attenzione di tutto ciò che riguarda lo stile, l’intreccio, la trama, le azioni dei personaggi, come sono costruiti questi, le tematiche, lo stile di scrittura.
Noterai anzitutto una notevole differenza con i classici. E noterai somiglianze tra i vari scrittori. Questo sia perché nessuno inventa nulla, sia perché gli scrittori fanno riferimento ad archetipi narrativi e strutture del racconto molto rodate, che sanno già che faranno presa sul pubblico.
Al che la domanda è semplice: se lo fanno loro, perché non posso farlo anche io? La mia risposta è che DEVI FARLO.
Occhio però, se scrivi di fantasy puoi copiare l’archetipo dell’eroe e del suo viaggio, ma non è che di punto in bianco parti e racconti la storia di un maghetto orfano, che viene trattato male in casa, e poi scopre di essere un predestinato. Insomma, ci siamo capiti!
Scrivere per sé stessi, ma anche per il pubblico
La differenza tra chi scrive per passione e chi diventa un autore riconosciuto risiede nella capacità di pensare al lettore fin dall’inizio.
Se adotti una strategia editoriale mentre scrivi, diventerà piuttosto consequenziale tutto il resto:
- leggi del genere che ti piace ciò che viene pubblicato ora
- scrivi del genere che ti piace lasciandoti influenzare in modo positivo, senza copiare
- cerchi l’editore che pubblica quelle storie, che quasi sempre coincide proprio con quello che pubblica i romanzi che ti piacciono.
Devi quindi pensare in modo strategico e analitico. Direi meglio: leggere e scrivere con spirito analitico, di studio.
Gli scrittori di successo come Elena Ferrante, Niccolò Ammaniti o il compianto Andrea Camilleri sanno raccontare storie che rispondono ai bisogni del proprio pubblico, integrando la propria visione del mondo in narrazioni accessibili e coinvolgenti.
Nessuno di loro è veramente originale. Camilleri paga il debito verso il suo autore di riferimento, Manuel Vazquez Montalban, nel modo più scontato possibile. Nella narrativa psicologica di Elena Ferrante si sentono echi di Elsa Morante. E la scelta del nome d’arte un po’ sembra ricordarcelo.
Le storie che raccontano creano empatia e identificazione perché sono costruite secondo dei meccanismi ben oliati, che smentiscono l’immagine un po’ romantica dello scrittore rapito dal suo lampo di genio, che scrive seguendo una vena ispiratrice che va e viene, a seconda dell’umore o delle peripezie da avventuriero dell’immaginazione.
All’opposto, e a confermarlo è proprio quella sensazione di compattezza che ne ricaviamo, i loro romanzi sono scritti a tavolino.
Elena Ferrante gioca sulla memorialistica, sull’intimità, portando in scena personaggi forti e storie che potrebbero stare benissimo all’interno di una soap opera, se dietro non ci fosse un’estrema qualità letteraria, un bilanciamento tra stile e racconto emotivo, psicologico, interiore che ci costringe a immergerci nel racconto e stare a fianco della voce narrante. E pensare con lei, incoraggiarla, dirle “cavolo, hai ragione!”. È la qualità dei grandi scrittori, questa.
Nei romanzi di Camilleri abbiamo a che fare con un personaggio manieristico, ma lo è nel modo migliore, non è mai ridotto a macchietta il commissario Montalbano. Ha le sue pecche, i suoi vizi, fa i suoi errori. Lo sentiamo umano perché l’impegno maggiore, in Camilleri, è quello di mantenere integro il suo personaggio.
Perché in fondo la storia è sempre la stessa: un tizio muore, Montalbano indaga, tra false piste e i soliti piaceri di gola, alle fine trova il colpevole. Eppure funziona!
All’inizio sembra difficile e un romanzo d’esordio raramente fa gridare al capolavoro, ma con l’esperienza si può ottenere tanto. Importante è non brancolare nel buio, non sottovalutare l’aspetto professionale e organizzativo.
Il passo successivo è mantenere un approccio professionale: scrivere avendo in mente il lettore, organizzarsi a dovere per la riscrittura e l’editing, anche quando si decide il grande passo, cioè proporre la propria opera a un editore.
Percorso verso la pubblicazione
Editoria tradizionale: agenti e case editrici
L’agente letterario rappresenta il primo alleato strategico per chi punta all’editoria tradizionale. Nicholas Sparks – famoso autore di romance, le cui opere sono state portate al cinema – sottolinea come gli agenti più qualificati sappiano individuare l’editore appropriato per ogni tipo di manoscritto, fungendo da filtro qualificato e facilitando l’accesso ai decision maker delle case editrici.
Scegliere l’editore giusto richiede ricerca approfondita. Consultare i cataloghi delle case editrici rivela specializzazioni specifiche: molte si concentrano su generi particolari o collane tematiche per motivi economici e di posizionamento. Questa specializzazione facilita l’identificazione del partner editoriale più adatto al proprio progetto.
Non scrivere avendo in mente un editore che non ha in catalogo libri del tuo genere. Adotta sempre il più furbo meccanismo opposto: guarda che libri pubblica una casa editrice con le sue collane e progetta avendo in mente tutto questo.
Il processo di selezione editoriale comporta inevitabilmente rifiuti. Anche autori affermati come Sparks hanno affrontato tre rifiuti prima della pubblicazione. La persistenza e la capacità di perfezionare il manoscritto in base ai feedback ricevuti distinguono chi persevera da chi abbandona al primo ostacolo.
Self-publishing su Amazon: autonomia e controllo
Amazon KDP ha liberalizzato l’accesso alla pubblicazione, consentendo agli autori di raggiungere direttamente i lettori senza intermediari editoriali. Questa modalità offre controllo completo sui tempi, prezzi e strategie di distribuzione, eliminando i lunghi processi di selezione delle case editrici tradizionali.
Non è detto che sia un bene, anzi… però è un’opportunità.
Il self-publishing richiede competenze imprenditoriali oltre a quelle narrative. L’autore assume responsabilità di editing, copertina, descrizione del prodotto e posizionamento nelle categorie Amazon, pubblicando il libro da soli. Questa autonomia comporta maggiore impegno ma anche potenziali ricavi superiori per copia venduta.
La qualità rimane determinante anche nel self-publishing. I lettori di Amazon esprimono giudizi attraverso recensioni che influenzano significativamente le vendite future. Investire in editing professionale e copertine accattivanti rappresenta un prerequisito per competere efficacemente nel mercato digitale.
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Scrivere ogni giorno
La disciplina quotidiana supera l’ispirazione sporadica. Stabilire routine di scrittura regolari, anche durante periodi di scarsa motivazione, costruisce l’abitudine mentale necessaria per completare progetti ambiziosi. La creatività fiorisce all’interno di strutture organizzate, non nel caos dell’improvvisazione.
Ogni storia rappresenta un viaggio di apprendimento che arricchisce l’esperienza narrativa per i progetti successivi. Accettare che il primo romanzo costituisce principalmente un’occasione formativa libera dalla pressione di creare immediatamente un’opera perfetta e permette di concentrarsi sul completamento e la crescita professionale.
La passione sostiene la perseveranza attraverso le inevitabili difficoltà del processo creativo. Scrivere storie che emozionano prima di tutto l’autore garantisce l’energia necessaria per superare blocchi creativi, revisioni impegnative e la pazienza richiesta dai tempi editoriali.
Diventare scrittore significa abbracciare un percorso di miglioramento continuo, dove ogni storia completata rappresenta un passo verso la padronanza delle tecniche narrative e la costruzione di un rapporto autentico con i propri lettori.